Zeitgeist

Luglio 19, 2008

Zeitgeist. Ovvero la tendenza culturale dominante di un’epoca. Questa parola ha dato il titolo a un web movie (qui e a fine post potrete vederlo con i sottotitoli in italiano), ovvero un film distribuito al di fuori dei circuiti delle sale cinematografiche, che ha sollevato parecchie questioni circa gli argomenti che affronta. Nonostante penso che questo genere di cose vadano viste con un occhio tanto attento quanto critico, e che mai bisogna dare per scontato e vero tutto ciò che si sente e si vede, lo considero molto interessante e perciò mi sembra doveroso parlarvene. Zeitgeist - The Movie (2007) è un film-documentario no-profit a cura di Peter Joseph. Suddiviso in tre parti, affronta altrettanti argomenti estremamente importanti:

1. Il Cristianesimo: il documentario sviluppa un’ipotesi secondo la quale il Cristianesimo conserva moltissime caratteristiche simili se non del tutto uguali a moltissime alre religioni coeve, e questo non solo dimostrerebbe che è stata una religione come tante fino a quando non ha preso il sopravvento, ma che le caratteristiche simili tradirebbero un comune riferimento delle varie religioni a eventi astronomici. Di conseguenza i miti e le religioni derivanti sarebbero semplice espressione allegorico-letteraria di tali eventi. Gesù sarebbe quindi il Sole, i dodici apostoli rappresenterebbero le costellazioni dello zodiaco etc.

2. L’11 Settembre 2001: secondo questo ed altri documentari shockanti, l’attentato dell’11 Settembre sarebbe in realtà un autoattentato. Può sembrare incredibile che il governo americano possa aver permesso e addirittura voluto che avvenisse una tragedia di queste proporzioni semplicemente per giustificare la guerra in Afghanistan, ma il comportamente tutt’altro che soddisfacente del governo stesso, le dichiarazioni rilasciate per la commissione sull’11 Settembre, le presunte ‘prove’ portate a sostegno della tesi su Al Quaeda da parte dei servizi segreti americani, le prove portate dal documentario, lasciano di stucco. Il governo americano ha seppellito tutta la questione sotto una valanga di menzogne e falsità, che offendono l’intelligenza umana.

3. Il signoraggio: Zeitgeist osserva come nel sistema economico del XX secolo molti paesi, primo fra tutti gli Stati Uniti, dipendano in tutto e per tutto dai grandi gruppi finanziari e dai proprietari delle maggiori banche. Le banche detengono un potere economico tale che possono favorire la candidatura di un presidente, far scatenare crolli della borsa, stabilire l’entrata in guerra del loro paese. In quest’ottica le guerre diventano eventi particolarmente fruttuosi per questi gruppi finanziari, quindi esse vengono fomentate, al prezzo della vita di milioni tra soldati e civili, Così per le prime due guerre, così per Vietnam, Afghanistan, Iraq e così via.

Nonostante alcune teorie possano comunque non convincermi, a mio parere questo film coglie bene come moltissime questioni di importanza planetaria, che modificano il nostro vissuto e che hanno modificato la nostra storia, siano sostanzialmente state nascoste e contraffatte ai nostri occhi. Per quanto sia spaventoso non ho problemi a pensare che il governo americano sia in grado di organizzare un autoattentato per giustificare una guerra, che alcuni grandi gruppi finanziari controllino paesi indebitati fino al collo (gli ultimi prospetti economici lo testimoniano), che insomma tutto questo sia VERO. Quello che ancora più mi disgusta non è che il mondo ha sempre funzionato così, che ci sono stati sempre i potenti e i deboli, che ci sono state le angherie e i soprusi, i ricchi e i miserabili, ma che ora la gente che potrebbe fare le rivoluzioni, che potrebbe ribellarsi a questo asservimento, che ora ha i mezzi e le conoscenze per costruire un mondo giusto, non viene più uccisa o repressa, ma corrotta, convinta, addormentata, resa terribilmente inconsapevole.


8 Luglio 2008 - I filmati

Luglio 16, 2008

Ecco qualche filmato riguardante la manifestazione dello scorso 8 Luglio a Piazza Navona. Mi raccomando notate quella decina di scalmanati sperduti che attentano alla giustizia e alla democrazia con forconi e torce nelle mani, quei mostri mangiasangue che urlano frasi ignobili di fronte ai loro stessi bambini, che subito dopo fanno al cartoccio (perchè ricordiamoci che sono comunisti!) con un bel barbecue in piazza.

 

Ecco anche un filmato del sempre ottimo Marco (Tullio) Travaglio, che come sempre apre gli occhi a noi cittadini sullo schifo che siamo costretti a vedere, leggere e sentire ogni giorno da giornali e telegiornali. Non dimentichiamoci troppo in fretta i V-day, i libri come “La Casta” e “Se li conosci li eviti“, e ora Piazza Navona. Non sono mode passeggere, non sono best seller da moda. Sono voci importanti che ci ricordano che la Piazza può ancora parlare, dire la sua.


Nausea televisiva (8 Luglio 2008)

Luglio 13, 2008

 

(Telespazzatura n°2)

L’8 Luglio scorso, è avvenuta presso Piazza Navona una manifestazione di dissenso (democratica e soprattutto pacifica) nei confronti di tutto il sistema politico in toto (quindi non solo contro il governo attuale), per denunciare le incredibili oscenità che da qualche settimana il governo tenta di far approvare come intercettazioni, lodo Alfano e compagnia bella. Inutile dire che la manifestazione non ha creato particolari problemi di disordine sociale, mentre i terremoti si sono prodotti nella (dis)informazione, tacciando la scesa nelle piazze di VANDALISMO, ANTICOSTITUZIONALISMO, GIUSTIZIALISMO, ATTACCO ALLE CARICHE DELLO STATO (quindi, a “Dio”), SCORRETTEZZA, VOLGARITA’, SVILIMENTO DEL GIROTONDISMO, BALSFEMIA, ANTICRISTIANESIMO, OPPOSIZIONE ALL’UNITA’ DELLA NAZIONE (?), anzi secondo un’ansa dell’ultima ora pare abbiano avvistato l’onorevole Di Pietro in una miniera di zolfo giocare a carte con uno strano tizio rosso con corna, coda e forcone, bevendo vino e bestemmiando i santi.

Aldilà della posizione che ognuno può avere nei confronti della manifestazione (esponenti di sinistra e persino un girotondino come Nanni Moretti non hanno approvato i modi di Di Pietro), che ovviamente e libera e personale, desidero SCAGLIARMI VIOLENTEMENTE ancora una volta con i media, e questa volta con la buffonata-Tg 4, che ha operato uno squallido e triste stravolgimento dell’informazione. Qui non si parla di essere pro o contro la manifestazione, ma di deformare la realtà!!! Emilio Fede ha dipinto con termini e facce da funerale l’evento come una catastrofe della democrazia, un attacco con tanto di missili e bombe alle istituzioni, una tragedia alfieriana. No, io non ci sto. Non posso credere che con foto maliziose, interviste manipolate e discorsi anche sgrammaticati (”FANGO è un AGGETTIVO”!!!!!!) si restituisca questa immagine di Piazza Navona dell’8 Luglio.

Nessuno si è concentrato sulle motivazioni che hanno spinto Di Pietro a questa scesa in piazza; tutti hanno sparato a zero sulle modalità, tirando fuori paroloni come demagogia, populismo, antipolitica. A me non importano le parolacce o gli slogan, io un cervello ce l’ho e so scindere la forma dal contenuto. E preferisco una verità con qualche parolaccia che il politichese delle bugie.


Epitaffi televisivi

Luglio 12, 2008

(Telespazzatura n° 1)

Io non ho paura di morire. Considero la morte parte integrante della vita, la sua fine. Certo ovviamente chiunque abbia un minimo attaccamento alla vita vuole ritardare il momento della morte, ma dalla mia posso dire che da morto mi importerà molto poco della mia morte, di conseguenza non me ne preoccupo. Diciamo che mi concentro di più sul come morire, e su quello si, vorrei morire in un bel modo: un trapasso dolce, delicato, quasi impercettibile e piacevole, della serie “morte da infarto post amplesso”, “insufficienza epatica dovuta a eccessivo consumo di grassi e alcool”, o qualcosa del genere, ma di certo non vorrei qualcosa di violento tipo coltellaccio o morti da incubo affogamento-soffocamento. Certo nessuno di noi di norma può stabilire come morire, ma per lo meno può decidere ante quem come essere ricordato, insomma cosa fare della propria immagine da morto.

Semmai la sorte mi proponesse una morte orrenda, da telegiornale per intenderci, prego chiunque si occuperà di me di non permettere in nessun modo quei fastidiosi, irrispettosi e ridicoli oltre che irrispettosi, inquietanti, morbosi e irrispettosi EPITAFFI TELEVISIVI alla Studio Aperto* (o mio dio! Ho scritto “Studio Aperto” vicino alla parola “telegiornale” nonostante le due parole non c’entrino nulla tra loro!!!) che irrispettosamente propongono immagini di fotografie, letterine commosse e risentite, disegnini e mail che tessono le lodi del defunto, con tanto di dissolvenza incrociata, sottofondo musicale malinconico e voce melodiosa e rotta dal pianto della giornalista di turno che commenta il servizio.

Non mi soffermo a parlare tra l’altro di come la società di oggi produca semplicemente persone infelici e alienate, insoddisfatte e schiave di se stesse e del modo in cui vivono, che poi ovviamente impazziscono e distruggono se stesse e gli altri negli atti più violenti ed efferati che leggiamo sui giornali OGNI sacrosanto giorno (Cogne, Erba, Novi Ligure, Perugia, Lloret de mar, e mille altri). Sarebbe un argomento troppo avvilente e lungo da sviluppare per un singolo post.

E’ incredibile che si permetta uno svilimento della persona umana e della morte in questo modo. Io, fossi il morto, mi inca****ei come un animale. Senza contare che di solito vanno in gruppo questi servizi, con quelle penose interviste a persone DISTRUTTE dal dolore e costrette a rispondere piangendo davanti alle telecamere a domande come “Come si sente?”, “Le manca suo figlio?”, “Tornerà a una vita normale?”

 

Chiedo ai pochi che magari leggeranno questo post, per caso: come è possibile seguire questo genere di cose? Come si può dare corda a telegiornali e giornali del genere? Pura spazzatura che noi compriamo solo perchè non ci sono alternative? NOI, ripeto NOI decidiamo quale prodotto va bene e quale no, e coloro che  fanno questi prodotti di informazione, se vogliono mangiare, devono darci quello CHE VOGLIAMO NOI. Io non voglio questo genere di giornalismo. Questo non è giornalismo, questo non è degno della Laurea in Lettere e Filosofia, che costa tanta fatica e sacrifici, questo non fa parte dell’etica del giornalismo, dell’amore per la cultura e l’informazione, del servizio che si fa a una comunità. Questo non fa parte di niente, è solo squallida prostituzione delle tragedie umane, morte e dolore di fronte a un obiettivo, che dovrebbe far aumentare l’audience, è logica di mercato.

* = ovviamente il discorso vale per QUALSIASI altro telegiornale presente su territorio nazionale


I giorni inesistenti della storia

Luglio 2, 2008

Ricordo che qualche anno fa, su un quiz alla tv c’era una domanda che tirava in ballo il 10 Ottobre 1582. La risposta esatta fu abbastanza inaspettata per molti telespettatori credo. Da parte mia, avevo già letto da qualche parte i motivi della risposta. Essendo questa una piccola curiosità tanto interessante quanto inutile, mi piace l’idea di postarla come una di quelle curiosità storiche che non scrivo da un pò. La risposta esatta che rende tanto speciale questa data è che NON E’ MAI ESISTITA. Proprio così, nella storia del calendario occidentale le date che vanno (o sarebbero andate) dal 5 al 14 Ottobre 1582 non sono mai esistite. Detta con parole povere, la gente si è addormentata il 4 e si è risvegliata il 15. Perchè questo “salto temporale”?

Ovviamente per spiegazioni più approfondite vi rimando alle pagine di Wikipedia a riguardo. In pratica nel 1582, anno in cui era ancora in uso il calendario giuliano (quello di dodici mesi introdotto da Giulio Cesare), ci si era resi conto che questo tipo di scansione temporale produceva un errore di circa 7 giorni per millennio, per cui nel 1582 l’avvento della primavera (in concomitanza con l’equinozio) era anticipato di circa 10 giorni, per cui quell’anno la Pasqua andava anticipata appunto di dieci giorni. Questo avrebbe portato a uno slittamento della Pasqua sempre più grande alla quale il papa decise di porre rimedio. Gregorio XIII introdusse allora un nuovo tipo di calendario (calendario gregoriano), che prevedeva appunto la cancellazione dei 10 giorni di ritardo accumulati.

Vi consiglio di leggere tutte le curiosità attinenti all’argomento (per esempio il caso svedese, in cui la Svezia, rinunciando all’idea di cancellare così dei giorni e facendo molta confusione per addirittura più di un secolo, per ovviare al problema decise di ufficializzare un anno, il 1712 doppiamente bisestile. Proprio così, in Svezia in quell’anno il calendario segnava il 30 Febbraio.


Giacomo Leopardi

Giugno 29, 2008

Il più grande poeta del Romanticismo italiano e senza dubbio uno dei più grandi poeti che l’umanità abbia mai conosciuto. Il conte Giacomo Tardegaldo Francesco di Sales Pietro Saverio Leopardi. Questo grandissimo uomo, troppe volte sminuito dall’opinione comune per le difficili condizioni della sua vita dovute a problemi di salute e a un rapporto problematico con i genitori (dispotici e poco affettuosi), non solo ha prodotto alcune tra le poesie più belle del primo Ottocento, ma ha ottenuto risultati eccellenti nella prosa, ha sin da giovanissimo sviluppato una cultura di primissimo livello facendo propri i capolavori greci e latini (oltre che Dante, Petrarca, il Tasso, Alfieri e tantissimi altri), un senso critico spiccato e un’acuta capacità filologica. Fin da piccolo si è cimentato nella poesia, nella produzione di testi filologici, eccelleva nel disegno. Era insomma, un vero e proprio genio.

Parlare di Leopardi in un singolo post sarebbe un sacrilegio, perchè è un gigante della letteratura e la sua poetica, a metà tra il classicismo della forma e il romanticismo dei contenuti, concerne una filosofia basata sul pessimismo che ancora oggi non trova esaurimento nell’infinita biblioteca che gli è stata dedicata e che ha radici ben più profonde delle sue condizioni di vita, cosa che spesso gli si accusa tutt’ora. Questo non è certo il luogo per discuterne, anche se consiglio sempre di studiare questo grandissimo uomo. L’unica cosa che mi sento di poter fare è di commemorarlo il giorno del 210° anniversario dalla sua nascita ricordando uno dei suoi brani più famosi, uno dei dialoghi delle Operette Morali, che costituiscono il corpus dei testi a cui ha dato il compito di trasmettere la propria visione della vita, il “Dialogo della Natura e di un Islandese”

Quasi tutto il mondo ho cercato, e fatta esperienza di quasi tutti i paesi; sempre osservando il mio proposito, di non dar molestia alle altre creature, se non il meno che io potessi, e di procurare la sola tranquillità della vita. Ma io sono stato arso dal caldo fra i tropici, rappreso dal freddo verso i poli, afflitto nei climi temperati dall’incostanza dell’aria, infestato dalle commozioni degli elementi in ogni dove. Più luoghi ho veduto, nei quali non passa un dì senza temporale: che è quanto dire che tu dai ciascun giorno un assalto e una battaglia formata a quegli abitanti, non rei verso te di nessun’ingiuria. In altri luoghi la serenità ordinaria del cielo è compensata dalla frequenza dei terremoti, dalla moltitudine e dalla furia dei vulcani, dal ribollimento sotterraneo di tutto il paese. Venti e turbini smoderati regnano nelle parti e nelle stagioni tranquille dagli altri furori dell’aria. Tal volta io mi ho sentito crollare il tetto in sul capo pel gran carico della neve, tal altra, per l’abbondanza delle piogge la stessa terra, fendendosi, mi si è dileguata di sotto ai piedi; alcune volte mi è bisognato fuggire a tutta lena dai fiumi, che m’inseguivano, come fossi colpevole verso loro di qualche ingiuria. Molte bestie salvatiche, non provocate da me con una menoma offesa, mi hanno voluto divorare; molti serpenti avvelenarmi; in diversi luoghi è mancato poco che gl’insetti volanti non mi abbiano consumato infino alle ossa.

In questo brano, un Islandese interroga la Natura del perchè essa, in ogni parte del mondo, produca all’uomo fastidi, noie, lutti e dolori, perchè essa si accanisca contro il suo operato e si dimostri così crudele. La Natura risponde che lei non si cura dell’uomo, che lei opera in maniera totalmente meccanicistica e impersonale, e che l’uomo non è altro che un ingranaggio come un altro. Oltre a trovarla incredibilmente attuale (siamo in balia del nostro clima) lo trovo uno dei brani più belli del Leopardi ed è a detta di molti un vero e proprio manifesto del nichilismo moderno.


Perdere peso

Giugno 27, 2008

Oggi voglio parlare di un argomento abbastanza serio e importante, che riguarda molte persone e che io sento vicino. Ovviamente però cercherò di affrontarlo a mio modo, cioè col sorriso sulle labbra, perchè questa è la mia politica, perchè sono convinto che questi problemi vadano affrontati in questo modo, con grinta, con fiducia, con sprezzo; perchè sono convinto che ogni cosa, anche la più terribile, nasconda sempre la possibilità di trovare la forza per sorridere e andare avanti (e in questa prospettiva si può intuire la poeticità di film come “La Vita è bella”), per non perdere mai le speranze.

Ma abbandonando i toni tragici, vorrei parlare dell’obesità. Essere grassi è ovviamente una patologia, più o meno grave, ma che per fortuna possiede una cura molto semplice. Tengo ovviamente a sottolineare che non voglio semplificare, spesso l’obesità è causata da scompensi ormonali e altre cause indipendenti dallo stile di vita del soggetto ma, in linea di massima, per chiunque si trovasse ad affrontare questo problema (o anche un problema di sovrappeso) io mi sento di dare loro un consiglio che ritengo molto molto prezioso: “Non siate patetici! I kili non si perdono da soli! Dovete lavorare, lavorare e lavorare”. Ovviamente mi avvalgo di una citazione per cercare di far capire come in questi casi sia veramente importante

NON PERDERE MAI LA SPERANZA, LAVORARE SEMPRE DURAMENTE SU SE STESSI (anche se è difficile, anche se è dura, anche se è terribile), CREDERE IN SE STESSI, NELLE PROPRIE CAPACITA’ e NON PERDERE MAI LA FIDUCIA.

Il nostro corpo è una macchina che funziona secondo precise regole. Correre e fare attività fisica è l’unico e il più efficace modo per perdere peso. Fornire al nostro organismo motivi per “bruciare” carburante, questo è l’unico modo per sconfiggere la bilancia. Pillole, diete strane, creme, unguenti, pantaloni e tute dimagranti, stimolatori. TUTTO INUTILE. La palestra, il parco, la cyclette, queste sono le armi che bisogna impugnare per vincere la propria guerra col peso. Man mano si ottengono risultati, si acquista maggiore fiducia in sè, ci si piace di più, e quello che prima era un effetto catena negativo (grasso-depressione-cibo-grasso) diventa un ciclo virtuoso (mi muovo-dimagrisco-mi piaccio-mi muovo ancora). Credetemi, ma soprattutto credete nelle vostre capacità!

Ebbene direte, dove sta il sorriso sulle labbra di cui parlavo a inizio post? Eccolo, sono alcuni stralci di un film secondo me molto divertente (non un capolavoro certo, ma che affronta bene il problema) e che molti conosceranno già: “Il Professore matto” di Tom Shadyac (regista che io apprezzo).

La scena in cui Eddy Murphy scopre di essere dimagrito e le due cene della famiglia Clamp non hanno pari: sono tra le scene secondo me più divertenti che io abbia mai visto in un film, quindi non mi resta che rinnovare il mio consiglio a non abbattersi mai, ma anzi a prendere la questione molto seriamente, ma col sorriso! :)

 


Vi invito a teatro!

Giugno 25, 2008

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Va bene, lo ammetto: non sto parlando del famoso carnet di biglietti per andare a vedere opere di Strelher o Ronconi…però sempre di teatro si parla. Una mia amica, col suo gruppo di recitazione dell’ARCI di Vimercate (MI), mi ha invitato a uno spettacolo tratto da Macbeth di Shakespeare, ma condito con un pò di quel teatro dell’assurdo dello Ionesco. Ovvio che non posso non girare l’invito a tutti gli appassionati di teatro della zona. Sono ragazzi molto bravi, e scommetto che sarà un gran bello spettacolo, per cui non posso far altro che invitarvi a vederlo. Di seguito tutte le informazioni:

DOMENICA 29 e LUNEDì 30 GIUGNO, ore 21.00
al Teatro di Oreno
Via Madonna 41
Oreno di Vimercate
Ingresso Libero

MACBETH
Tragedia tra Shakespeare e Ionesco

“La vita è solo un’ombra che cammina, un povero attorello sussiegoso che si dimena sopra un palcoscenico per il tempo assegnato alla sua parte, e poi di lui nessuno udrà più nulla: è un racconto narrato da un idiota, pieno di grida, strepiti, furori, del tutto privi di significato!”

Con:
Antonella Annese
Paolo Bianco
Monica Cerra
Cristina Cireddu
Chiara Forgillo
Rosa Guglielmo
Manuela Navarra
Silvia Mausoli
Rodolfo Panzeri

Regia di Marta Galli

Il saggio del corso di recitazione dell’ARCI “Antonio Banfi” di Vimercate condotto da Marta Galli e formato da 9 allievi al loro terzo anno di studio, dopo i testi “L’opera da tre soldi” di Brecht (2006) e “La visita della vecchia signora” di Durrenmatt (2007), si confrontano quest’anno con un grande classico: “Macbeth” di William Shakespeare. Il testo però non  è solo quello del grande drammaturgo inglese, bensì ne è stata creata una versione
originale unendo al testo del Bardo la splendida rivisitazione in chiave di teatro dell’assurdo che dell’opera fa Eugene Ionesco nel 1972.
Così la poesia del testo shakespeariano si unisce alla pungente e divertente scrittura del drammaturgo francese.


www.midomi.com

Giugno 24, 2008

Girando casualmente per i blog di wordpress, ne ho trovato uno (che vorrei tanto citare, ma non ricordo quale fosse!) che suggeriva un sito secondo me molto interessante.

Ora, è capitato a chiunque di avere un motivo musicale in testa e non sapere chi fosse il gruppo che lo canta o il titolo della canzone stessa. Il comportamento di chi si trova in questa situazione è uguale in ogni parte del mondo. In primo luogo vai dal parente più vicino, amico, conoscente, fidanzata/o, compagno di classe, tizioaccantoatesultraminquelmomento e chiedi: “ti ricordi quella canzone che fa Lallallalà, lalllalalalalà lalala lalà…”, e ovviamente vieni preso per il pirla che sei perchè non solo hai cannato totalmente ogni singola nota e anche le pause, ma anche perchè è una canzone del ‘49 di un cantautore sconosciuto fallito che ora conduce una trasmissione di balli popolari su una rete triestina per anziani. Ora, tutto questo per dire che esiste un sito, e più precisamente www.midomi.com, dove puoi canticchiare a bocca chiusa una canzone di cui non ricordi il titolo e il sito, analizzando la tua voce, ti propone alcune canzoni che pensa di aver riconosciuto, compresa (ma dipende ovviamente dalla popolarità della canzone e da quanto uno si avvicini a cantarla correttamente) quella che si sta cercando! Ho provato, e devo dire che dopo qualche tentativo (bisogna capire un pò come canticchiarla) il sito ha veramente trovato le canzoni che cercavo…del resto se ha riconosciuto la “mia” versione di Bohemian Rapsody! Non è necessario nessun accesso e nessuna iscrizione, solo un microfono da cui canticchiare la canzone. Provate!


“Nodo alla gola” (1948) di Alfred Hitchcock

Giugno 23, 2008

(Cineforum n° 3)

(By Davide)

Esistono uomini che, in virtù di una superiorità intrinseca, siano legittimati all’omicidio? E’ ciò che afferma il sedicente Brandon mentre intrattiene alcuni ospiti nel suo appartamento.  Questi ultimi però non possono immaginare che, quella stessa mattina, lui e il suo amico Philip hanno commesso un delitto, nè tantomeno che il corpo della vittima si trovi ancora lì, nascosto in una cassone nel luogo dove stanno bevendo e chiacchierando…non preoccupatevi, non vi ho svelato nulla: sono le prime immagini che vedrete all’inizio di “Nodo alla gola” (Rope, 194 8) di Alfred Hitchcock. Dopo aver strangolato l’amico David in seguito a una lite, i due protagonisti occultano il corpo. Che fare ora? Brandon sostiene che bisogna comportarsi con naturalezza, per non destare sospetti. E così i due preparano la tavola e dispongono la casa per accogliere i loro amici. Tutto deve essere perfetto, nessun dettaglio deve essere trascurato. Riusciranno i due a mantenere il controllo fino alla fine? E cosa diranno i loro ospiti circa la misteriosa assenza di David, che aveva promesso di giungere per la serata?. In questo film Hitchcock si conferma ancora una volta mago della suspence più pura, facendo sentire allo spettatore la tensione e il battito segreto dei due assassini. Il tutto attraverso il ricorso a una ripresa in continuità, in cui l’obiettivo segue costantemente i personaggi e i loro movimenti nell’appartamento: la tecnica del piano sequenza (consistente appunto nel girare in continuità, senza stacchi) è qui portata al massimo utilizzo da Hitchcock, e la fluidità dei movimenti di macchina fa di “Nodo alla gola” l’ennesima prova di maestria tecnica per il regista.

[Il filmato è in inglese, ma questo non toglie nulla alla grandezza della scena iniziale]