Le confessioni di un malandrino

Febbraio 18, 2008 at 6:22 pm (Musica, Opinioni&Pensieri) (, , , )

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Un mio consiglio musicale non può non tenere conto del grande cantautore poeta Angelo Branduardi, che ha cantato il Cantico delle Creature di San Francesco e l’XI del Paradiso di Dante, dedicato allo stesso santo…

Voglio consigliarvi una canzone-poesia meravigliosa, “Le confessioni di un malandrino“, semplice e meraviglioso componimento di una dolcezza irripetibile, rielaborazione del maestro Branduardi, su traduzione di Renato Poggioli, di “Confessione di un teppista”, poesia del 1920 del grande poeta russo Sergej Alexsandrovic Esenin. (La versione di Branduardi è stata anche ripresa da Caparezza nella sua canzone “La fitta sassaiola dell’ingiuria”).. Ecco il testo:

Mi piace spettinato camminare
col capo sulle spalle come un lume
così mi diverto a rischiarare
il vostro autunno senza piume.

Mi piace che mi grandini sul viso
la fitta sassaiola dell’ingiuria,
l’agguanto solo per sentirmi vivo
al guscio della mia capigliatura.

Ed in mente mi torna quello stagno
che le canne e il muschio hanno sommerso
ed i miei che non sanno di avere
un figlio che compone versi

ma mi vogliono bene come ai campi,
alla pelle ed alla pioggia di stagione
raro sarà che chi mi offende scampi
dalle punte del forcone.

Poveri genitori contadini
certo siete invecchiati, ancor temete
il signore del cielo e gli acquitrini
genitor che mai non capirete

che oggi il vostro figliuolo è diventato
il primo fra i poeti del paese
ed ora con le scarpe verniciate
e col cilindro in testa egli cammina.

Ma sopravvive in lui la frenesia
di un vecchio mariuolo di campagna
e ad ogni insegna di macelleria
alla vacca s’inchina sua compagna.

E quando incontra un vetturino
gli torna in mente il suo concio natale
e vorrebbe la coda del ronzino
regger come strascico nuziale.

Voglio bene alla patria benché
afflitta di tronchi rugginosi
mi è caro il grugno sporco dei suini
e i rospi all’ombra sospirosi

son malato d’infanzia e di ricordi
e di freschi crepuscoli d’aprile.
Sembra quasi che l’acero si curvi
per riscaldarsi e poi dormire.

Dal nido di quell’albero le uova
per rubare salivo fino in cima
ma sarà la sua chioma sempre nuova
e dura la sua scorza come prima.

E tu mio caro amico vecchio cane
fioco e cieco ti ha reso la vecchiaia
e giri a coda bassa nel cortile
ignaro delle porte dei granai.

Mi sono cari i miei furti di monello
quando rubavo in casa un po’ di pane
e si mangiava come due fratelli
una briciola, all’uomo ed una al cane

io non sono cambiato,
il cuore ed i pensieri son gli stessi
sul tappeto magnifico dei versi
voglio dirvi qualcosa che vi tocchi.

Buonanotte, la falce della luna
si cheta mentre l’aria si fa bruna
dalla finestra mia voglio gridare
contro il disco della luna.

La notte è così tersa
qui forse anche morire non fa male
che importa se il mio spirito è perverso
e dal mio dorso penzola un fanale.

O pegaso decrepito e bonario
il tuo galoppo è ora senza scopo
e giunsi come un maestro solitario
e non canto e non celebro che i topi.

Dalla mia testa come uva matura
gocciola il folle vino delle chiome
voglio essere una gialla velatura
gonfia verso un paese senza nome.

4 Commenti

  1. Vincenzo ha detto,

    Complimenti per aver citato questa meravigliosa canzone e per aver parlato di Angelo Branduardi…il più grande!

  2. Ale ha detto,

    Sono d’accordo anche io che è una canzone stupenda, ma bisogna anche ricordare che il testo è tratto da Le confessioni di un terppista di Esenin! Per la precisone eh, nessun istinto di critica! ciao

  3. Ale ha detto,

    Ovviamente le confessioni erano di un teppista… sorry

  4. Lorenzo ha detto,

    Ottima precisazione! Perdonate la dimenticanza! Comunque ogni critica costruttiva è assolutamente ben accetta! Grazie mille, provvedo subito ad aggiornare il post!

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