Giacomo Leopardi

Il più grande poeta del Romanticismo italiano e senza dubbio uno dei più grandi poeti che l’umanità abbia mai conosciuto. Il conte Giacomo Tardegaldo Francesco di Sales Pietro Saverio Leopardi. Questo grandissimo uomo, troppe volte sminuito dall’opinione comune per le difficili condizioni della sua vita dovute a problemi di salute e a un rapporto problematico con i genitori (dispotici e poco affettuosi), non solo ha prodotto alcune tra le poesie più belle del primo Ottocento, ma ha ottenuto risultati eccellenti nella prosa, ha sin da giovanissimo sviluppato una cultura di primissimo livello facendo propri i capolavori greci e latini (oltre che Dante, Petrarca, il Tasso, Alfieri e tantissimi altri), un senso critico spiccato e un’acuta capacità filologica. Fin da piccolo si è cimentato nella poesia, nella produzione di testi filologici, eccelleva nel disegno. Era insomma, un vero e proprio genio.
Parlare di Leopardi in un singolo post sarebbe un sacrilegio, perchè è un gigante della letteratura e la sua poetica, a metà tra il classicismo della forma e il romanticismo dei contenuti, concerne una filosofia basata sul pessimismo che ancora oggi non trova esaurimento nell’infinita biblioteca che gli è stata dedicata e che ha radici ben più profonde delle sue condizioni di vita, cosa che spesso gli si accusa tutt’ora. Questo non è certo il luogo per discuterne, anche se consiglio sempre di studiare questo grandissimo uomo. L’unica cosa che mi sento di poter fare è di commemorarlo il giorno del 210° anniversario dalla sua nascita ricordando uno dei suoi brani più famosi, uno dei dialoghi delle Operette Morali, che costituiscono il corpus dei testi a cui ha dato il compito di trasmettere la propria visione della vita, il “Dialogo della Natura e di un Islandese”
Quasi tutto il mondo ho cercato, e fatta esperienza di quasi tutti i paesi; sempre osservando il mio proposito, di non dar molestia alle altre creature, se non il meno che io potessi, e di procurare la sola tranquillità della vita. Ma io sono stato arso dal caldo fra i tropici, rappreso dal freddo verso i poli, afflitto nei climi temperati dall’incostanza dell’aria, infestato dalle commozioni degli elementi in ogni dove. Più luoghi ho veduto, nei quali non passa un dì senza temporale: che è quanto dire che tu dai ciascun giorno un assalto e una battaglia formata a quegli abitanti, non rei verso te di nessun’ingiuria. In altri luoghi la serenità ordinaria del cielo è compensata dalla frequenza dei terremoti, dalla moltitudine e dalla furia dei vulcani, dal ribollimento sotterraneo di tutto il paese. Venti e turbini smoderati regnano nelle parti e nelle stagioni tranquille dagli altri furori dell’aria. Tal volta io mi ho sentito crollare il tetto in sul capo pel gran carico della neve, tal altra, per l’abbondanza delle piogge la stessa terra, fendendosi, mi si è dileguata di sotto ai piedi; alcune volte mi è bisognato fuggire a tutta lena dai fiumi, che m’inseguivano, come fossi colpevole verso loro di qualche ingiuria. Molte bestie salvatiche, non provocate da me con una menoma offesa, mi hanno voluto divorare; molti serpenti avvelenarmi; in diversi luoghi è mancato poco che gl’insetti volanti non mi abbiano consumato infino alle ossa.
In questo brano, un Islandese interroga la Natura del perchè essa, in ogni parte del mondo, produca all’uomo fastidi, noie, lutti e dolori, perchè essa si accanisca contro il suo operato e si dimostri così crudele. La Natura risponde che lei non si cura dell’uomo, che lei opera in maniera totalmente meccanicistica e impersonale, e che l’uomo non è altro che un ingranaggio come un altro. Oltre a trovarla incredibilmente attuale (siamo in balia del nostro clima) lo trovo uno dei brani più belli del Leopardi ed è a detta di molti un vero e proprio manifesto del nichilismo moderno.
Perdere peso

Oggi voglio parlare di un argomento abbastanza serio e importante, che riguarda molte persone e che io sento vicino. Ovviamente però cercherò di affrontarlo a mio modo, cioè col sorriso sulle labbra, perchè questa è la mia politica, perchè sono convinto che questi problemi vadano affrontati in questo modo, con grinta, con fiducia, con sprezzo; perchè sono convinto che ogni cosa, anche la più terribile, nasconda sempre la possibilità di trovare la forza per sorridere e andare avanti (e in questa prospettiva si può intuire la poeticità di film come “La Vita è bella”), per non perdere mai le speranze.
Ma abbandonando i toni tragici, vorrei parlare dell’obesità. Essere grassi è ovviamente una patologia, più o meno grave, ma che per fortuna possiede una cura molto semplice. Tengo ovviamente a sottolineare che non voglio semplificare, spesso l’obesità è causata da scompensi ormonali e altre cause indipendenti dallo stile di vita del soggetto ma, in linea di massima, per chiunque si trovasse ad affrontare questo problema (o anche un problema di sovrappeso) io mi sento di dare loro un consiglio che ritengo molto molto prezioso: “Non siate patetici! I kili non si perdono da soli! Dovete lavorare, lavorare e lavorare”. Ovviamente mi avvalgo di una citazione per cercare di far capire come in questi casi sia veramente importante
NON PERDERE MAI LA SPERANZA, LAVORARE SEMPRE DURAMENTE SU SE STESSI (anche se è difficile, anche se è dura, anche se è terribile), CREDERE IN SE STESSI, NELLE PROPRIE CAPACITA’ e NON PERDERE MAI LA FIDUCIA.
Il nostro corpo è una macchina che funziona secondo precise regole. Correre e fare attività fisica è l’unico e il più efficace modo per perdere peso. Fornire al nostro organismo motivi per “bruciare” carburante, questo è l’unico modo per sconfiggere la bilancia. Pillole, diete strane, creme, unguenti, pantaloni e tute dimagranti, stimolatori. TUTTO INUTILE. La palestra, il parco, la cyclette, queste sono le armi che bisogna impugnare per vincere la propria guerra col peso. Man mano si ottengono risultati, si acquista maggiore fiducia in sè, ci si piace di più, e quello che prima era un effetto catena negativo (grasso-depressione-cibo-grasso) diventa un ciclo virtuoso (mi muovo-dimagrisco-mi piaccio-mi muovo ancora). Credetemi, ma soprattutto credete nelle vostre capacità!
Ebbene direte, dove sta il sorriso sulle labbra di cui parlavo a inizio post? Eccolo, sono alcuni stralci di un film secondo me molto divertente (non un capolavoro certo, ma che affronta bene il problema) e che molti conosceranno già: “Il Professore matto” di Tom Shadyac (regista che io apprezzo).
La scena in cui Eddy Murphy scopre di essere dimagrito e le due cene della famiglia Clamp non hanno pari: sono tra le scene secondo me più divertenti che io abbia mai visto in un film, quindi non mi resta che rinnovare il mio consiglio a non abbattersi mai, ma anzi a prendere la questione molto seriamente, ma col sorriso!:)
Vi invito a teatro!
Va bene, lo ammetto: non sto parlando del famoso carnet di biglietti per andare a vedere opere di Strelher o Ronconi…però sempre di teatro si parla. Una mia amica, col suo gruppo di recitazione dell’ARCI di Vimercate (MI), mi ha invitato a uno spettacolo tratto da Macbeth di Shakespeare, ma condito con un pò di quel teatro dell’assurdo dello Ionesco. Ovvio che non posso non girare l’invito a tutti gli appassionati di teatro della zona. Sono ragazzi molto bravi, e scommetto che sarà un gran bello spettacolo, per cui non posso far altro che invitarvi a vederlo. Di seguito tutte le informazioni:
DOMENICA 29 e LUNEDì 30 GIUGNO, ore 21.00
al Teatro di Oreno
Via Madonna 41
Oreno di Vimercate
Ingresso Libero
MACBETH
Tragedia tra Shakespeare e Ionesco
“La vita è solo un’ombra che cammina, un povero attorello sussiegoso che si dimena sopra un palcoscenico per il tempo assegnato alla sua parte, e poi di lui nessuno udrà più nulla: è un racconto narrato da un idiota, pieno di grida, strepiti, furori, del tutto privi di significato!”
Con:
Antonella Annese
Paolo Bianco
Monica Cerra
Cristina Cireddu
Chiara Forgillo
Rosa Guglielmo
Manuela Navarra
Silvia Mausoli
Rodolfo Panzeri
Regia di Marta Galli
Il saggio del corso di recitazione dell’ARCI “Antonio Banfi” di Vimercate condotto da Marta Galli e formato da 9 allievi al loro terzo anno di studio, dopo i testi “L’opera da tre soldi” di Brecht (2006) e “La visita della vecchia signora” di Durrenmatt (2007), si confrontano quest’anno con un grande classico: “Macbeth” di William Shakespeare. Il testo però non è solo quello del grande drammaturgo inglese, bensì ne è stata creata una versione
originale unendo al testo del Bardo la splendida rivisitazione in chiave di teatro dell’assurdo che dell’opera fa Eugene Ionesco nel 1972. Così la poesia del testo shakespeariano si unisce alla pungente e divertente scrittura del drammaturgo francese.
www.midomi.com

Girando casualmente per i blog di wordpress, ne ho trovato uno (che vorrei tanto citare, ma non ricordo quale fosse!) che suggeriva un sito secondo me molto interessante.
Ora, è capitato a chiunque di avere un motivo musicale in testa e non sapere chi fosse il gruppo che lo canta o il titolo della canzone stessa. Il comportamento di chi si trova in questa situazione è uguale in ogni parte del mondo. In primo luogo vai dal parente più vicino, amico, conoscente, fidanzata/o, compagno di classe, tizioaccantoatesultraminquelmomento e chiedi: “ti ricordi quella canzone che fa Lallallalà, lalllalalalalà lalala lalà…”, e ovviamente vieni preso per il pirla che sei perchè non solo hai cannato totalmente ogni singola nota e anche le pause, ma anche perchè è una canzone del ‘49 di un cantautore sconosciuto fallito che ora conduce una trasmissione di balli popolari su una rete triestina per anziani. Ora, tutto questo per dire che esiste un sito, e più precisamente www.midomi.com, dove puoi canticchiare a bocca chiusa una canzone di cui non ricordi il titolo e il sito, analizzando la tua voce, ti propone alcune canzoni che pensa di aver riconosciuto, compresa (ma dipende ovviamente dalla popolarità della canzone e da quanto uno si avvicini a cantarla correttamente) quella che si sta cercando! Ho provato, e devo dire che dopo qualche tentativo (bisogna capire un pò come canticchiarla) il sito ha veramente trovato le canzoni che cercavo…del resto se ha riconosciuto la “mia” versione di Bohemian Rapsody! Non è necessario nessun accesso e nessuna iscrizione, solo un microfono da cui canticchiare la canzone. Provate!
“Nodo alla gola” (1948) di Alfred Hitchcock
(Cineforum n° 3)

(By Davide)
Esistono uomini che, in virtù di una superiorità intrinseca, siano legittimati all’omicidio? E’ ciò che afferma il sedicente Brandon mentre intrattiene alcuni ospiti nel suo appartamento. Questi ultimi però non possono immaginare che, quella stessa mattina, lui e il suo amico Philip hanno commesso un delitto, nè tantomeno che il corpo della vittima si trovi ancora lì, nascosto in una cassone nel luogo dove stanno bevendo e chiacchierando…non preoccupatevi, non vi ho svelato nulla: sono le prime immagini che vedrete all’inizio di “Nodo alla gola” (Rope, 1948) di Alfred Hitchcock. Dopo aver strangolato l’amico David in seguito a una lite, i due protagonisti occultano il corpo. Che fare ora? Brandon sostiene che bisogna comportarsi con naturalezza, per non destare sospetti. E così i due preparano la tavola e dispongono la casa per accogliere i loro amici. Tutto deve essere perfetto, nessun dettaglio deve essere trascurato. Riusciranno i due a mantenere il controllo fino alla fine? E cosa diranno i loro ospiti circa la misteriosa assenza di David, che aveva promesso di giungere per la serata?. In questo film Hitchcock si conferma ancora una volta mago della suspence più pura, facendo sentire allo spettatore la tensione e il battito segreto dei due assassini. Il tutto attraverso il ricorso a una ripresa in continuità, in cui l’obiettivo segue costantemente i personaggi e i loro movimenti nell’appartamento: la tecnica del piano sequenza (consistente appunto nel girare in continuità, senza stacchi) è qui portata al massimo utilizzo da Hitchcock, e la fluidità dei movimenti di macchina fa di “Nodo alla gola” l’ennesima prova di maestria tecnica per il regista.
[Il filmato è in inglese, ma questo non toglie nulla alla grandezza della scena iniziale]
Arrestateci tutti. Disobbedire per informare
“Che cosa, dunque è il bene? E’ la conoscenza della realtà. E il male? L’ignoranza.” (Seneca)
Sul blog di Marco Travaglio è in corso una campagna per ostacolare l’imbavagliamento di quei pochissimi giornalisti corretti che cercano di informarci, attraverso le intercettazioni, delle infamie che si consumano nei piani alti di industria, politica, calcio e quant’altro. la campagna è “Arrestateci tutti. Disobbedienza per informare“, ed è un appello da parte di Travaglio ad altri giornalisti che si autodenuncino preventivamente, cioè dichiarino già prima della emanazione della legge vergogna sulle intercettazioni (legge anticostituzionale, fascista e frutto di un regime bell’e buono), di continuare a pubblicare intercettazioni e quant’altro sia utile a far emergere le truffe e i reati che i maggiori vertici del potere economico e politico del nostro paese continuano tranquillamente a fare. I giornalisti che hanno aderito alla richiesta hanno messo in preventivo la possibilità non solo di multe e processi, ma soprattutto di ANDARE IN GALERA, pur di offrirci un’informazione pulita, il che vuol dire la possibilità di capire chi ci governa e decidere (volesse il cielo) di mandare a casa (per non dire in galera, ma sarebbe un sogno) chi ci deruba continuamente.
Le adesioni ovviamente sono anche un segno di riconoscenza e di sostegno alla categoria dei giornalisti “puliti” anche da parte di chi non fa questo lavoro; è un espressione popolare di consenso. Perchè dunque aderire all’appello di Travaglio?
In primo luogo perchè è un esempio mirabile di DISOBBEDIENZA CIVILE, che non significa solo trasgredire volontariamente la legge, ma trasgredire una legge ingiusta e infame, opporsi a un regime vergognoso, che non ha ideologia politica, non ha nulla a che fare con destra e sinistra, con quello che vogliono gli elettori, ma solo con la mancanza di democrazia e di informazione. Altri motivi? Beh che ne dite di Unipol, Cirio, Parmalat, Calciopoli, Vallettopoli, Tangentopoli, Enimont, Alitalia….sono sufficienti? O dobbiamo aspettare che crollino sotto i debiti altre aziende, altri pezzi della nostra già disastrosa economia? Aderire simbolicamente all’appello di Travaglio vuol dire gridare un “No” a tutto questo.
(Adesione # 2225)
Una mattina, mi son svegliato..
Il 25 Aprile scorso ho partecipato alla manifestazione in ricordo della Resistenza italiana da parte dei partigiani, in piazza Duomo a Milano. Era una cosa che non avevo mai fatto, e quel giorno sono stato attraversato da sensazioni ed emozioni che ancora oggi non riesco a spiegarmi bene. Mi piaceva essere lì, mi piaceva respirare quell’aria, mischiarmi tra quelle bandiere, cantare quelle canzoni, vivere quella giornata. Certo, la Resistenza è un episodio lontano ormai più di 50 anni, non mi è appartenuto, ed è difficile provare le stesse emozioni che alcune persone anziane testimoniavano quel giorno, ma erano sensazioni che un pò mi appartenevano, mi rendevano orgoglioso di essere italiano. Ogni canzone aveva un significato profondo, era la voce di speranza delle persone che hanno sofferto quel momento, e tra quelle canzoni c’era ovviamente “O bella ciao“.
Oggi vengo a conoscenza di un fatto: in Messico esiste una pubblicità della compagnia della Coca Cola per pubblicizzare il prodotto “Aquarius”, dove viene utilizzata proprio la canzone dei nostri partigiani. Io trovo che una canzone che significa tanto per una nazione come l’Italia, che è un pezzo di storia, tra l’altro molto triste, non può e non deve essere utilizzata a scopi commerciali. La pubblicità deve rispettare ciò che sta dietro e dentro quella canzone, i soldi non possono comprare anche questo. Non ne faccio una questione politica, nè di antiamericanismo nè di altro.
A tal proposito esiste una petizione, che mi auguro presto molti firmeranno. W la Resistenza, una delle poche cose che mi fanno ancora sentire di essere italiano.
Mario Rigoni Stern

“…il momento culminante della mia vita non è quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita….”
Mario Rigoni Stern è stato un valido combattente del corpo degli alpini (per la quale gli fu conferita anche una medaglia d’argento al valore militare), un grandissimo scrittore, ma soprattutto un grandissimo uomo. Apprezzato moltissimo per la sua scrittura, che cerca di documentare con sensibilità neorealista la situazione italiana nella Seconda Guerra Mondiale, i paesaggi montani che egli stesso conosceva come le sue tasche, l’orrore della guerra e della disumanizzazione che essa stessa provoca tra gli uomini. Molti di questi elementi si possono riscontrare in “Il sergente della neve” (1953), un romanzo autobiografico apprezzatissimo, che racconta la ritirata dalla Russia del gennaio 1943. Penso che non c’è modo migliore per aprire e chiudere quest’omaggio al grande scrittore, che citando le sue stesse parole:
“Domando tante volte alla gente: avete mai assistito a un’alba sulle montagne? Salire la montagna quando è ancora buio e aspettare il sorgere del sole. È uno spettacolo che nessun altro mezzo creato dall’uomo vi può dare, questo spettacolo della natura.”
La legge sulle intercettazioni

Silvio Berlusconi, al convegno dei giovani paninari di Santa Maria Ligure, ha annunciato una nuova legge contro le intercettazioni telefoniche, che le vieta nella maniera più assoluta, a parte i reati di terrorismo e di stampo mafioso. Cosa dire? L’indignazione è tale che non mi riesce di parlarne, e così lo lascio fare a Marco Travaglio, che risponde (tutto ciò si trova anche nel sito di Beppe Grillo) ai dubbi di un lettore richiamando alla mente come questo provvedimento sia un esibizione di Nuovo Fascismo, un fascismo che ha lasciato a casa olio di ricino e manganello, sostituendo loro con la televisione e un sorrisone trentanove denti.
Certo che passo parola……Che amarezza..
EFP: Sito di fanfiction!
Già. EFP, tre semplici lettere che costituiscono per tantissimi appassionati di fanfiction un luogo dove poter esprimere la propria vena creativa (http://www.efpfanfic.net/). A questo punto la domanda appare scontata per i nuovi a questo termine: cos’è una Fanfiction? Di certo non posso spacciarmi per un gran esperto, dato che è da poco che conosco questo mondo, e devo tutto alla grande Cami (arwen5786), che me lo ha fatto conoscere, per cui lascerò a lei il compito di parlarvi meglio di tutto ciò. Dalla mia posso dirvi che una fanfiction è una storia ORIGINALE scritta da un fan, e che riguarda personaggi, luoghi e situazioni riferite a un anime, un manga, un film, un telefilm (o anche storia personale) e così via. Ovviamente una storia permette ampia libertà, e non mancano incroci (detti “crossover” nel gergo delle fanfiction) di personaggi o ambienti appartenenti a manga, film, anime diversi. Si può scrivere di tutto: uniche regole sono quelle della correttezza e del reciproco rispetto. Per questo motivo si può leggere di tutto, dallo sbocciare di amori impossibili (un esempio è la storia tra Draco “calimero” Malfoy ed Hermione “sbav!” Granger per le scrittrici fan di Harry Potter)a battaglie epiche, a situazioni comiche e irriverenti. La fantasia insomma dilaga. Potreste leggere di Pegasus e Sirio insieme (si, le storie a sfondo omosessuale sono ovunque), di Dottor House che fa coppia fissa con la Cuddy, di Yagami Light di Death Note che si fa chierichetto, di Ino che si passa in rassegna tutto il villaggio di Konoha (quest’ultima a dire il vero assai probabile). Insomma di TUTTO. Io mi sono cimentato nel mondo delle fanfiction perchè mi diverte scrivere (sotto lo pseudonimo di _lawliet_, così come il buon Davide, che nel sito è Demian) e lo consiglio a molti, anche come esercizio di creatività. Finora ho scritto poco, ma spero che le mie storie appassionino chi le legge almeno quanto appassiona me lo scriverle. Vale la pena davvero andare a visitare il sito, che è anche forum, per chiunque voglia esprimersi nello scrivere qualche storia, per chiunque voglia leggerne, o semplicemente anche solo per conoscere il brulicante mondo dei giovani di oggi che ogni tanto sanno anche rifugiarsi nella fantasia.
Per informazioni più approfondite, per magari masticare un pò di gergo delle ff (diminuitivo di fanfiction) e soprattutto per sentire le parole di una vera “principessa del forum”, vi rimando ai vari link che ho sparpagliato nel blog e a un post venturo che ho commissionato alla Cami. Pardon!, arwen5786.









