Mario Rigoni Stern

“…il momento culminante della mia vita non è quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita….”
Mario Rigoni Stern è stato un valido combattente del corpo degli alpini (per la quale gli fu conferita anche una medaglia d’argento al valore militare), un grandissimo scrittore, ma soprattutto un grandissimo uomo. Apprezzato moltissimo per la sua scrittura, che cerca di documentare con sensibilità neorealista la situazione italiana nella Seconda Guerra Mondiale, i paesaggi montani che egli stesso conosceva come le sue tasche, l’orrore della guerra e della disumanizzazione che essa stessa provoca tra gli uomini. Molti di questi elementi si possono riscontrare in “Il sergente della neve” (1953), un romanzo autobiografico apprezzatissimo, che racconta la ritirata dalla Russia del gennaio 1943. Penso che non c’è modo migliore per aprire e chiudere quest’omaggio al grande scrittore, che citando le sue stesse parole:
“Domando tante volte alla gente: avete mai assistito a un’alba sulle montagne? Salire la montagna quando è ancora buio e aspettare il sorgere del sole. È uno spettacolo che nessun altro mezzo creato dall’uomo vi può dare, questo spettacolo della natura.”









