"Per qualche dollario in più" (1965) di Sergio Leone
(Cineforum n°6)

(By Davide)
Il 1964 è l’anno di un grande successo internazionale per il cinema italiano: Per un pugno di dollari, primo capitolo della celebre “trilogia del dollaro”, consacra Sergio Leone sul grande schermo, iniettando nella fantasia di milioni di spettatori il suo mondo brullo e desolato, popolato da angeli della morte e solitari giustizieri. Lo spaghetti-western, come sarà chiamato, trasfigura e spesso stravolge i canoni del western tradizionale (all’americana), rovesciando i miti della frontiera, della giustizia e dell’eroismo: fuorilegge, contrabbandieri, assassini, i suoi personaggi vagabondano in un paese dove la voce più forte è il fischio delle pallottole. Nel contempo, l’approccio visivo di Leone riesce a trasfigurare questa “terra di nessuno” toccando vette straordinarie di epicità. Ancora di più, le musiche di Ennio Morricone, partner insostituibile del regista, si dimostrano capaci di rendere “parlante” un fischio, un trillo, un accordo di chitarra. Esse formano il vero “paesaggio” entro cui si muovono i guerrieri solitari, in primis Clint Eastwood, divenuto con la sua performance laconica e corrucciata l’icona del genere.
Ciascuno dei tre episodi della “trilogia” merita un elogio a parte. Per ragioni puramente soggettive metto davanti agli altri Per qualche dollaro in più (1965), capitolo centrale che considero il più riuscito. La trama è, al tempo stesso, trascinante ed essenziale: il Colonnello Douglas Mortimer (Lee Van Cleef) è un flemmatico e inappuntabile bounty killer, sulle tracce dell’Indio (Gian Maria Volontè) uno spietato fuorilegge sulla cui testa pende una taglia di ben 10.000 $. Ma un bottino così alto fa gola anche ad un altro pistolero, detto “il Monco” (Clint Eastwood), deciso ad agguantare la preda prima del suo rivale. Trovatisi faccia a faccia nella cittadina di El Paso, i due decidono di formare una “società” per abbattere l’Indio e l’intera banda (tredici uomini). Mentre si scatena un confronto all’ultima pallottola, emergerà un legame oscuro, un segreto che unisce l’Indio e il Colonnello…
Lo stile di Leone, fatto di abbaglianti campi lunghi e di controcampi drammatici, è qui al suo apice. Le musiche di Morricone sono epilettiche e sfolgoranti. In mezzo a questo bagno di piombo e sangue, il suono di un carillon accompagna lo spettatore, tingendo gli episodi con un tocco surreale: impossibile non restarne ipnotizzati. Il duello finale è un pezzo di bravura che da solo riassume la quintessenza del genere: palpitante e fatale. Da vedere e rivedere.
SPOILER!
[Attenzione! Il filmato sottostante mostra la scena finale del film. Non che mostri qualcosa che non si sa già (è il duello finale, e chi conosce un pò Sergio Leone sa già come va a finire), ma ho pensato fosse il modo migliore per presentare la trilogia del dollaro. Questa scena è meravigliosa e anche solo guardare questa dovrebbe farvi innamorare dello spaghetti western del grande regista italiano.]










Lorenzo ha detto,
Settembre 27, 2008 a 3:35 pm
Questo film è semplicemente meraviglioso. Consiglio a tutti di vedere Sergio Leone. So che a volte il genere western può suscitare perplessità, perchè si pensa sia palloso e poco intrigante, ma posso assicurarvi che soprattutto questa trilogia è assolutamente esaltante: ti catapulta in un mondo epico unico e dissacrante, fatto di antieroi (come ha sottolineato egregiamente Davide) ma egualmente poetico, che ti fa respirare la polvere del deserto, ti fa sentire il vento sulle spalle, ti fa sentire l’odore del colpo appena sparato. Semplicemente stupendo.
Inerys ha detto,
Novembre 2, 2008 a 3:41 pm
“Mi piace Clint Eastwood perché è un attore che ha solo due espressioni: una con il cappello e una senza il cappello”
Sergio Leone