Leggere la musica
Tra le miriadi di cose che mi piacerebbe fare nella vita, una di queste è sempre stata quella di suonare uno strumento musicale. La musica è senz’altro qualcosa che accomuna tutti gli esseri umani nell’amarla, è ciò che di terreno più si avvicina al divino. Ascoltarla è meraviglioso, capirla e suonarla lo è forse di più. Per questo motivo sto cercando di imparare a leggerla e, incrociando le dita, riprodurla.
Al di là dei miei interessi personali, vorrei comunque suggerire un blog, Gremus , che ha una sezione dedicata a vari articoli sulla musica e in particolar modo sulla teoria musicale e sul solfeggio, e che penso possa essere molto utile per i neofiti come me, e per chiunque voglia cercare di imparare a leggere le note sul pentagramma senza iscriversi al Conservatorio. Per quanto mi riguarda, cercherò di imparare quello che considero il principe degli strumenti, anzi se qualcuno volesse confrontarsi o darmi qualche suggerimento, è il benvenuto. In attesa di saperla suonare, vi posto una splendida canzone di Giovanni Allevi, Come sei veramente (dedicata a un uccellino…):
Hasta siempre Comandante!
L’argomento che tocco è abbastanza scottante, per tutti. Non voglio produrre disamine politiche su Cuba nè voglio dare giudizi di alcuna sorta sui fenomeni che hanno colpito il centro-sud america dalla seconda metà del Novecento ad oggi. Di Cuba parlano già abbastanza montagne di libri, e sicuramente con più cognizione di causa e conoscenza di quante ne abbia io (non dico i telegiornali - e questo si è un giudizio, ma sul giornalismo, e spero mi verrà perdonato – perchè i telegiornali o le testate più in voga non parlano quasi mai della situazione politica del Sudamerica, e quando ne parlano lo fanno con discutibile credibilità).
Ciò di cui voglio parlare è un uomo, un grande uomo, che ha significato e significa tuttora un ideale molto forte e sicuramente condivisibile dai più, ovvero la ribellione contro un potere superiore e soffocante, che ti porta a dover imbracciare un fucile per riprenderti quello che è tuo, ovvero il diritto a una vita libera, dignitosa e degna di essere vissuta. Ovviamente la figura di Ernesto “Che” Guevara è stata restituita in questi poco più che 40 anni dalla sua morte in vari modi, a volte sottovalutata a volte mitizzata, per scopi propagandistici o denigratori, e ormai la sua effigie rappresenta più dell’uomo singolo. Ma non bisogna dimenticare che è stato, al di là di ogni colore politico, UN GRANDE UOMO, che ha vissuto sempre secondo una dura e coerente aderenza ai suoi ideali, che ha sempre cercato nella solidarietà del popolo e nei confronti del popolo, una forza capace di risolvere conflitti numericamente improponibili. Un uomo i cui ideali andavano aldilà delle delimitazioni geopolitiche, e che non seguiva interessi personali, ma andava di paese in paese (Cuba non era la sua patria natìa, in quanto lui era argentino) e metteva a disposizione la sua vita per un IDEALE, la LIBERTA’, quello si sua vera patria. Un uomo che certo ha utilizzato mezzi d’emergenza (le condizioni del paese non permettevano molta scelta), che non è stato solo un combattente con la mimetica, ma anche un ministro e un uomo attento alle esigenze della gente. Non è un manifesto comunista. Vuole solo essere un invito a riflette su un uomo che eticamente si è dimostrato ineccepibile, incorruttibile, ancorato a ideali che ha trasformato in azioni.
Spesso si dice che qualcuno è un “utopista” quando lo si vuole caratterizzare come una persona che fa riferimento a una realtà impossibile e per questo da non prendere in considerazione. In realtà puntare a qualcosa di lontano e irrealizzabile è il modo migliore per ottenere un risultato, esattamente come l’arciere punta la freccia in alto per farla arrivare più lontano: l’arciere punta al cielo, e non ci arriverà di certo mai, ma in questo modo la sua freccia arriva comunque più in là. In questi tempi così sconcertanti di pragmatismo, di vuoto politico, di amore per la materia e di vera e propria ossessione degli oggetti, da avere, comprare, rubare, conservare, collezionare, distruggere e costruire, l’unica vera idea che permane (e che non è politica, perchè la libertà dai soprusi non è un valore di sinistra o di destra, ma è dell’uomo), è legata allo sguardo di un uomo fotografato al negativo su fondo rosso. Ernesto Guevara, detto il “Che”.











