La tv a pagamento

Nello scorso post ho parlato di lusso e di pagare ciò che ci spetta di diritto o che già è nostro. E in effetti il discorso si lega perfettamente a ciò di cui voglio parlare adesso, e cioè del Digitale terrestre, una tecnologia che dovrebbe migliorare un aspetto della nostra vita (questo fanno le scoperte tecnologiche), ma che in realtà si sta trasformando sempre più in una pantagruelica bufala per succhiare ancora più soldi alle persone.
La televisione sta effettuando il passaggio da una modalità di trasmissione analogica a quella digitale. Questa è un’innovazione*, perchè permette di vedere molti più canali e di vederli e sentirli meglio, praticamente è un tecnologia che fa vedere meglio i programmi tv. Fin qui nulla di male, se non fosse che questo passaggio sta di fatto rendendo la televisione privata (quella che si è sempre vantata di essere gratuita attraverso il sistema delle pubblicità), a pagamento. In teoria il passaggio da analogico a digitale dovrebbe semplicemente richiedere l’acquisto di un apparecchio, il decoder, con cui puoi decodificare il segnale digitale e quindi vedere la televisione di sempre. Ma presto tutti i contenuti della televisione non a pagamento finiranno del tutto il loro procedimento di traslazione verso il sistema a pagamento. Già da anni moltissime delle cose che si potevano vedere nella normale televisione gratuita non possono vedersi più: partite di calcio, le prime tv dei film (se passa prima su pay tv non è più una “prima”), e lo stesso discorso per i cartoni animati e le serie tv. Da molto tempo a questa parte alla tv “gratuita” viene relegato il compito di passare un film o un telefilm dopo molto tempo che è già passato sul digitale a pagamento, il che implica che sia scaricabile da internet o che la gente, per guardare una partita in diretta, debba pagare. Il risultato è la televisione che abbiamo: una massa di immondizia con programmi da due soldi made in italy farciti da prodotti ormai logori, come certi filoni western scadenti in rotazione annuale su rete4 e le repliche della Signora in giallo, che, memoria mia, ha visto morire le stesse persone 12-13 volte. Ormai la sua reazione di stupore non è più credibile.
L’unica cosa positiva in questo riciclaggio di programmi sporchi è che, nella loro incapacità, i programmatori di palinsesti inseriscono grandi film, intramontabili classici del cinema come tappabuchi, permettendo a chi ha un pò di gusto e di cervello di poterli guardare in santa pace, anche se ovviamente angustiati dall’idea che Totò e Alberto Sordi sopperiscano alle carenze estive del Grande Fratello e di Amici di Maria de Filippi e che trasmettano la trilogia de Il Padrino su Raitre dopo che la gente ha ingurgitato l’ultima fetta di panettone e già vagheggia il letto.
Questione di gusti dunque? No, non soltanto. Innanzitutto c’è una qualità che oggettivamente non si può non riconoscere come assolutamente carente nella nostra televisione. Programmi come quelli della De Filippi e il Grande Fratello sono spazzatura che viene spacciata per novità, ancorandosi al fatto che “è questo ciò che il pubblico vuole” quando in realtà è questa l’unica cosa che il pubblico trova in televisione, e dato che è troppo stupido per rinunciare all’elettrodomestico più dannoso della storia si accontenta di ogni porcheria. In secondo luogo è una questione di DENARO. Anche qui si potrebbe dire: beh è giusto che chi paga possa vedere la prima tv di Dr. House mentre chi non paga la veda un mese dopo. LA TV ‘GRATUITA’ NON E’ GRATUITA PER NIENTE. LA PAGHIAMO, E CARA ANCHE perchè dentro il prezzo di ciò che compriamo c’è il costo per la pubblicizzazione che troviamo a romperci le scatole durante il nostro bel film. Ogni spot è un costo che il produttore deve affrontare e che si riversa nel prezzo del prodotto che compriamo. Chi guarda Dr. House nella tv ‘gratuita’ lo ha pagato ogni volta che va a fare la spesa, che compra un’auto o fa un’assicurazione; chi guarda Dr. House abbonandosi al digitale terrestre (sky o mediaset premium che sia) è stato molto più furbo: lo ha pagato due volte.
NON FATE L’ABBONAMENTO AL DIGITALE TERRESTRE! PAGHERETE DUE VOLTE LO STESSO PRODOTTO!!!
Vi lascio con un pezzo di quella che a me piace chiamare televisione..quella vera, bella e positiva, non per forza seriosa, ma sana.
* = vi invito a riflettere sul fatto che questa innovazione tecnologica è e verrà imposta per legge e non per libera scelta. E’ come se una legge imponesse di non guardare videocassette ma soltanto dvd, di non ascoltare musicassette ma solo cd audio. Riflettere..
Possiamo permetterci il lusso del lusso?

Sono molto arrabbiato. Sono incredibilmente arrabbiato, perchè noto con sempre più squallore che il mondo si sorregge su uno squilibrio ignobile. E’ l’equilibrio dello squilibro, o degli squilibrati. Tutto questo non ha alcun senso, e non vorrei dire “la gente fa questo, la gente dice quest’altro”. Non esiste la gente, esistono nomi e cognomi, persone, responsabili dello schifo che è il sistema mondo.
Ieri ho preso un Eurostar Alta Velocità, da Bologna Centrale a Milano Centrale e incredibile, quasi mi sento in colpa. Non che io prenda di solito questo tipo di treno perchè è troppo costoso per le mie tasche, ma questa volta ho dovuto prenderlo per motivi di orario e quindi mi sono accomodato in un treno che rispetto a quelli normali può considerarsi “di lusso“. Certo in quest’ottica il “lusso” rappresenta semplicemente il fatto che un treno è efficiente, che ci mette la metà del tempo e che ha dei posti a sedere più comodi, in pratica è considerato lussuoso un treno che semplicemente funziona bene ed è pulito, insomma come dovrebbe essere un normale treno, ma va bene, accetto la definizione. Non è la prima volta che prendo un treno AV, ma ancora una volta ho preso un treno SEMIDESERTO, dove eravamo in meno di 10 su un vagone. La differenza tra la prima classe e la seconda era “l’accoglienza iniziale” del personale a bordo, che offriva tè freddo e caffè a chi voleva. 12 euro per un tè freddo, che affare.
Ora voglio dire, perchè tutto questo deve esistere? Perchè devono partire treni mezzi vuoti per portare un mucchio di persone disposte a pagare 40 euro per un treno che ha la meravigliosa e quasi magica caratteristica di funzionare come dovrebbe? Per non parlare del fatto che sono aumentate le tariffe dei treni come Intercity ed Espresso, probabilmente per avvicinare i prezzi della fascia media a quelli della fascia alta e convincere chiunque che “con qualche euro in più” si può viaggiare meglio. Perchè non permettere ad altre persone di salire su quel treno a un prezzo più agevolato, magari con un posto a sedere “last minute”.
Quando faccio questo discorso viene sempre fuori chi dice: “E’ giusto che chi paga di più abbia un servizio migliore“. Bene, non sono d’accordo ma posso capirlo. Ma qui non si parla di servizio migliore, qui si parla di avere un servizio e di non averlo, perchè i treni affollati, sporchi, in ritardo, con l’aria condizionata guasta, non sono un servizio. In questo paese tutto funziona in questo modo: hai l’abbonamento al digitale terrestre? Guardi le prime tv. Non ce l’hai? Ti becchi la 43° replica della Casa nella prateria. Vai in una discoteca e per un bicchiere d’acqua devi pagare 8 euro, non puoi portarla da casa. In aeroporto? Non puoi portare al check-in bottiglie, shampoo, profumi etc., ma appena lo superi c’è una profumeria giusto per te. Veri e propri ricatti dell’offerta sulla domanda. BASTA!!!!!
Siamo convinti che sia giusto pagare molto più di quanto valgano le cose per averle, anche quando queste sono nostre di diritto. Paghiamo le tasse per avere un treno che ci porta da Bologna a Milano ed è giusto che io possa andarci in condizioni umane. Se poi vuoi dare lo champagne a chi ti ha dato 10 euro in più mi va bene, ma DEVI garantire che i tutti treni siano efficienti, altrimenti abbassi il servizio di chi merita lo champagne e dai un viaggio più dignitoso agli altri. I servizi pubblici sono pagati con i nostri soldi, ma questo non basta. Ci vuole il gioco d’asta, chi offre di più si becca un pò di umanità, il resto si arrangia. Si apre sempre più la forbice tra i ricchi e i poveri, e mentre i primi hanno ogni comfort, convinti di aver usufruito a pieno di qualcosa che gli spetta, i secondi devono guaire per un loro diritto.
Di chi è la colpa? Di tutti noi. Noi siamo la domanda, noi decidiamo cosa acquistare, quale servizio avere. Non posso entrare nella tua discoteca con la bottiglietta d’acqua? Bene, tienitela! Tieniti il digitale, tieniti i tuoi dannati profumi e il tuo champagne! Vedrete facendo così quante discoteche, quante profumerie, quante prime classi durano! NOI SIAMO GLI ACQUIRENTI, NOI DECIDIAMO COSA COMPRARE, COSA VEDERE, COSA INDOSSARE, in un gioco in cui domanda e offerta si corteggiano a vicenda. Qui invece l’offerta ci impone le sue regole, “se vuoi qualcosa, ANCHE quello che ti spetta, paga”. E noi paghiamo, considerandolo un lusso. Consideriamo un lusso avere vestiti che non si rovinano al primo lavaggio, mangiare un pesce che sà di pesce, acquistare un elettrodomestico senza che questo si rompa il giorno dopo.
Infine, l’idiozia al quadrato. L’amore per il lusso. Adorare l’idea di avere qualcosa che non tutti possono avere, di sentire che ciò rende speciali, diversi, migliori degli altri. In realtà rende solo più idioti. L’esclusività è ciò che viene ricercato dai più. In questa discoteca possono entrarci solo “i migliori”, questa borsa è solo per “i più trendy”, questo vestito è solo per i più eleganti. Smanie per essere più belli degli altri, più eleganti degli altri, più alla moda degli altri. Questo rende molti felici: credersi migliore degli altri semplicemente per il fatto di avere più denaro e lodare chi ha più denaro di te perchè è stato bravo a farlo.
Si parla di treni e ingiustizia, per cui il collegamento è quasi obbligato:
In memoria di Paolo Borsellino

Ci sono persone per cui si prova un’ammirazione che va al di là della semplice stima, per cui si prova qualcosa di indecrivibile, che fa capire quanto chi ammiri si elevi sopra gli altri e ti renda consapevole di cosa può diventare un uomo vivendo nel bene, contemporaneamente sottolineando la pochezza del resto della massa, se non addirittura la loro negatività. Uno di queste persone per me è stato Paolo Borsellino.
Paolo Borsellino, assieme a Giovanni Falcone, Antonio ‘Ninni’ Cassarà, Rocco Chinnici, Giuseppe ‘Beppe’ Montana, Calogero Zucchetto e molti altri, è stato un grande immenso uomo, che ha affrontato la mafia a testa alta, consapevole sempre del pericolo estremo a cui era sottoposto ogni giorno assieme ai suoi collaboratori e alla sua famiglia. Un uomo che ha sacrificato la sua vita alla giustizia, per regalarci una Palermo e una Sicilia pulita dallo squallore della delinquenza organizzata. Una città difficile, dove praticamente sempre regnano il silenzio e la paura, la volontà di guardare solo al proprio giardino per evitare di pestare i piedi a chi la possiede in mano questa città. E’ una città dove le cose vengono fatte alla luce del giorno, dove poche persone armate di follia e di pallottole terrorizzano un’intera popolazione, dove tra le meravigliose architetture della Cattedrale, Piazza Politeama, il Porto, il Palazzo dei Normanni, vivono centinaia di migliaia di persone che conoscono profondamente le ferite di questa bella città, ma la lasciano sanguinare in silenzio per evitare di fare la stessa fine.
Paolo Borsellino è l’esempio più eclatante di come un uomo possa decidere della propria vita secondo coscienza, perchè l’uomo sceglie la propria vita. Quindi può scegliere se uccidere, rubare, spacciare, rovinare la vita di altri uomini per il grande e onnipotente dio Denaro, o se essere la migliore delle persone oneste, dei lavoratori instancabili che offrono se stessi totalmente per il bene proprio e degli altri, per il futuro dei propri e altrui figli, per rendere la vita qualcosa che valga la pena di vivere, qualcosa di bello, perchè non sia una jungla dove vige la legge del più armato.
Il 19 Luglio ricorre l’anniversario dalla sua morte, e troppo spesso viene dedicato un semplice servizio di pochi minuti al telegiornale, o qualche riga sul quotidiano, magari facendo riferimento alla fiction basata sulla sua storia, per ricordare il grande giudice palermitano. Andrebbe invece sempre continuamente ricordata e PROSEGUITA la sua grande opera, come quella di Giovanni Falcone (e non solo sbandierandone il nome per applicarlo a leggi che nulla hanno a che vedere coi due grandi giudici), perchè c’è una sola speranza per il Sud e per l’Italia tutta, se vuole essere una grande nazione, ricca di risorse, florida e pacifica, priva di pregiudizi e odio nei confronti dei propri connazionali, solare e genuina, ostile al male e alla morte. La serrata e instancabile continua lotta alla mafia.
“Anni difficili” (1948) di Luigi Zampa
(Cineforum n° 13)

Già dal titolo potrebbe essere un film cucito apposta sopra la realtà dei nostri giorni. E si badi bene che di parallelismi ce ne sono da fare parecchi, ma no, Anni difficili non è una pellicola che parla dei nostri tempi. E’ infatti un film girato nel 1948 e che attraversa gli avvenimenti di un onesto impiegato municipale siciliano, Aldo Piscitello, costretto a iscriversi al Partito Nazionale Fascista pur di non perdere il lavoro. La titubanza del protagonista circa la scelta politica a cui viene costretto dalla famiglia, è quella di chiunque si trovi a fronteggiare un dissidio interiore tra la fierezza dell’ideologo che vuole combattere il sistema che fa capo al partito delle camicie nere, e la necessità che i tempi di magra impongono per permettere alla famiglia di tirare a campare. Con i propri amici passa le giornate a inveire contro il Duce e il potere, chiedendo libertà e costruendo discorsi fini a se stessi, speranzosi circa la fine delle guerre di colonizzazione dell’Italia, ma allo stesso tempo è purtroppo costretto a indossare la divisa, a fare esercitazioni ridicole e dispendiose, a partecipare a comizi e assemblee di partito. All’impietosa rassegnazione che il povero impiegato subisce durante tutto il film, si aggiungono le liti con la famiglia desiderosa di stare bene economicamente e i numerosi spaventi dovuti alle incerte notizie del figlio, chiamato continuamente al fronte nei principali scenari bellici in cui l’Italia è protagonista.
Io consiglio questo film a tutti perchè nonostante magari non sia molto famoso e possa suscitare un pò di riluttanza nei confronti di chi non gradisce i film in bianco e nero un pò datati (pregiudizio che sinceramente non condivido, poichè moltissimi meravigliosi classici del cinema sono datati e in bianco e nero), è un film straordinario, dolceamaro, godibilissimo, che scorre via velocemente e talvolta con una vena ironica decisamente tagliente. E’ una visuale lucida sulla vita quotidiana del nostro paese in un periodo nero come il Fascismo, che racconta le giornate di piazza, coglie il sentimento di quei tempi e che, come dicevo all’inizio, ha molto da condividere con l’odierno attegiamento nei confronti delle istituzioni. Da una parte i sostenitori del regime e le loro motivazioni, dall’altra i dissidenti con le loro speranze di cambiamento e le loro interminabili discussioni da bar (o, nel caso del film, da farmacia). La storia prende spunto dal libro “Il vecchio con gli stivali” di un maestro di penna come Vitaliano Brancati, per l’occasione anche sceneggiatore del film, mentre la regia è del grande Luigi Zampa, che diresse, tra gli altri, Totò in Questa è la vita (1954) e Alberto Sordi in Il vigile (1960) o Il medico della mutua (1968). A mio avviso Umberto Spadaro, il protagonista, recita una parte eccezionale che fa cogliere vivamente il disagio del suo personaggio, soprattutto nella meravigliosa scena finale. C’è anche Massimo Girotti nel cast, nei panni del figlio Giovanni.

Davvero un grandissimo film, restaurato l’anno scorso tra le altre dalla Cineteca di Bologna e che vi consiglio vivamente di guardare!
Oggi sciopero!

IO SCIOPERO contro il ddl Alfano!
Adesione all’appello di Diritto alla Rete contro il DDl alfano che imbavaglia la Internet italiana. Aderite numerosi!
Basta coi bavagli!
L’Aquila tra G8, promesse e polizia

A quattro mesi dal tragico e disastroso evento sismico che ha colpito la città dell’Aquila e i paesi limitrofi, vorrei capire che cosa è cambiato, cosa è stato fatto, cosa è successo in quelle zone così incredibilmente danneggiate nel profondo non solo in termini di danni alle costruzioni, ma anche di economia, di socialità e anche di psicologia dei loro abitanti.
I giornalisti non passano più tra le tende blu a chiedere ai terremotati come stanno. Da una parte questo è positivo, (perchè sinceramente il becero giornalismo alla Studio Aperto è senz’altro meglio evitarlo), ma dall’altra parte ci si rende bene conto di come il terremoto all’Aquila non faccia più notizia, e di conseguenza sia meglio puntare i teleobiettivi sui Grandi 8 che tra shopping e commozione prendono (?) le decisioni più importanti per il pianeta e fanno le foto di rito in doppiopetto, dimenticandosi di chi sta sotto una tenda da mesi.
Non voglio ovviamente drammatizzare su rete nazionale l’effetto tendopoli: non mi sembra salutare mettere ancora davanti la telecamera la disperazione di persone che hanno perso molto o addirittura tutto (lavori, auto, case o nel peggiore dei casi parenti) per riempire telegiornali e riviste. Vorrei però che si desse voce a queste persone: vorrei che si sapesse che cosa hanno da dire gli aquilani, che cosa pensano loro dei finanziamenti d’emergenza, delle opere della protezione civile, del piano di ricostruzione, delle promesse che sono state fatte. Si badi bene, non voglio che tutto questo sia visto come la volontà di sollevare un mare di veleno. All’Aquila sono state fatte cose positive, molta gente si è dimostrata disponibile e altruista, personalmente conosco famiglie che hanno aiutato gli aquilani, li hanno ospitati e sostenuti senza alcun tornaconto. Conosco anche però la faccia meno umana degli aiuti dati agli aquilani, quella mano data loro senza rispetto e anzi con umiliazione, che fa pesare loro l’aiuto che stanno ricevendo, che peraltro non è nemmeno molto. Vorrei solo che tutto questo, aspetti positivi e negativi, venissero registrati, vorrei che ogni terremotato potesse dire “hanno fatto queste cose e sono contento di questo, scontento di quest’altro” e che qualcuno li ascoltasse, perchè nessuna tv mi dice se gli aquilani sono contenti dell’aiuto che il nostro Paese sta dando loro, nessuno mi dice se stanno vedendo dei soldi, se stanno vedendo le loro vite migliorare, se pensano di vedere la fine del tunnel. Guardo la tv e vedo che tutto è sotto controllo, che la protezione civile sta facendo così disumane, che addirittura l’Aquila è un luogo talmente ben organizzato che ci si può ospitare il vertice dei grandi potenti, che l’Aquila ha messo in atto una politica di sicurezza incredibile (è piena di poliziotti, carabinieri, persino la guardia forestale è per le strade) per evitare disordini diplomatici, che l’Italia come gli altri paesi stanzia soldi per risolvere la fame nel mondo. L’incubo del terremoto sembra risolversi in un magico lieto fine da cartone animato, ma nonostante questo l’Aquila ha ancora molti dubbi, molta (s)fiducia e molta paura.
[Inutile dire che chiunque voglia dire la propria può utilizzare questo blog senza problemi. Chiunque, aquilano o meno, sapesse fornire notizie circa la condizione degli amici aquilani terremotati non esiti a commentare su questo post tutte le informazioni possibili]










