“Beh dai, alla fine ci sta”

Premetto che non voglio offendere nessuno. Che non voglio prendere in giro nessuno. Non voglio giudicare nessuno, perchè anche io faccio così, e se dovesse capitare una di queste cose,voglio dire, beh dai alla fine ci sta anche, no?

Scrivo questo post perchè è da qualche ora che penso a una caratteristica tipica dei giovani, di noi giovani. La società odierna da un pezzo si è scrollata di dosso il rigido dogmatismo aristotelico, la ormai vecchia e inusitata relazione tra causa e conseguenza che sembra legare come catene ogni elemento del reale, armando la Ragione padrona di tutto. “Meno male che è arrivato il Cristianesimo” si dirà allora; macchè anche lì San Tommaso D’Aquino ha detto: “Ehi raga, anche nella Fede c’è la Ragione”. Sì. Tommaso D’Aquino diceva spesso “ehi raga”. Più si è andati in là col tempo e più le affermazioni richiedevano motivazioni, le risposte seguivano le domande curandosi di non perdere nemmeno un argomentazione valida. Umanesimo, Rinascimento, Cartesio e Galileo, l’Illuminismo.. tutto deve essere SPIEGATO. Va bene anche la metafisica, la religione, la magia, l’alchimia, l’intangibile, ma ogni cosa detta andava giustificata. Ci pensa però il Romanticismo a cambiare tutto e ogni cosa può essere non-spiegata nell’ottica di un “sentire” del cuore, di un fare riferimento all’universo di sensazioni ed emozioni e tutto era giustificato, tutto aveva una risposta. Ancora questo walzer tra ragione e sentimento fino ai giorni nostri. Finalmente! Mentre il mondo adulto ritiene ancora giusto (?) spiegare qualcosa attraverso una perlomeno decente spiegazione, mentre gli uomini cercano di rispondere a se stessi e al loro modo di autorappresentarsi facendo riferimento a comportamenti comuni, alla psicanalisi, o persino alla follia che permea tutta la contemporaneità, ecco che i giovani trovano il giusto rimedio tra la spiegazione scientifica e l’ignoranza.Beh, dai alla fine ci sta”.

Esattamente così. 6 parole che risolvono qualsiasi dilemma, che non costringono a ripensare ai propri comportamenti*, a riproblematizzarli, ad ammetterli o a condannarli, ma allo stesso tempo non lascia all’asciutto chi domanda. Il giovane (e non voglio offendere nessuno, è una frase che ho sentito spesso tra i miei amici, che ho sentito ieri ad Annozero, che io in passato ho detto e probabilmente dirò ancora) passa così sopra il dovere di giustificare una propria azione, spesso se non consentita. Quello che voglio dire è che la maggior parte delle volte i giovani, di fronte all’evidenza di un loro comportamento sbagliato, sovversivo, stupido o semplicemente istintivo, GIUSTIFICANO SE STESSI, IL MODO E IL MONDO IN CUI VIVONO SEMPLICEMENTE ATTRAVERSO UN IMPRECISATO “STARCI”. Mancano i presupposti delle azioni dei giovani. Essi fanno le cose senza una motivazione, spinti più da un modo di essere che da una causa del fare. Si beve perchè “ci sta”, ci si droga sempre perchè “ci sta”, ci si sballa e si fa anche di peggio in virtù di questo modo in cui le cose “”stanno bene” nell’andare. Dubito che Baudelaire si drogasse perchè “ci stava drogarsi”. Non voglio fare qui  un discorso sulla suddivisione “drogati” e “artistimaledettichesidroganomasiccomesonoartistipossonofarlo”. Dico solo che un’idea di vita ingiustificata diventa una vita. Questo è il fondamento di ciò che non è fondato. Questo è per me parte del vuoto di molte azioni giovanili, del senso di precarietà che avvertiamo nel nostro fare. E, non sia mai che io venga seguito, se si cercasse di fondare un’adolescenza basata sul senso delle proprie azioni? Mi si dirà, “questa è la gioventù: ribellarsi a ciò che è conforme, a ciò che ha senso in un’ottica matura, a ciò che dovrebbe essere”. Già, va ben, ma allora non si sia ipocriti cercando di giustificare ciò che si fa fiero di essere ingiustificato, senza contare che ciò che ha senso non combacia sempre con lo status quo dalla quale vogliono sentirsi liberi i giovani. Si può trasgredire anche impugnando l’argomentazione.

* ovviamente sto parlando in particolar modo dei comportamenti più controversi, ma non vorrei che questa mia idea si applicata solo a questi. C’è una tendenza dei giovani a giustificare molte scelte che fanno in questo modo. Anche qui, ovviamente parlo dei “giovani” ma so bene che è un fenomeno più complesso e che non si appaga di una semplificazione così grande.

~ di Lorenzo su febbraio 26, 2010.

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