Lo sciopero del 1° Marzo

•febbraio 27, 2010 • Lascia un commento

Il Primo Marzo l’Italia darà una lezione a se stessa. Ho detto l’Italia? No no no, non l’Italia, ma tutti quelli che non sono Italia, o almeno non lo sono secondo la visione dei poveri dementi che danno retta a gente come i leghisti o quelli del partito dell’Amore, che di amore ne hanno solo per se stessi.

Il Primo Marzo vedremo quanta incidenza hanno gli extracomunitari sul nostro Paese, vedremo quanto “non fanno un cazzo” e “ci rubano il lavoro”, vedremo quanto queste persone (già, per i detrattori del primo marzo sembrerà strano ma ho usato il termine “persone”) fanno parte del nostro sistema e quanto invece ne approfittano da parassiti. Il motore dell’economia italiano deve moltissimo a tanta brava gente che ha solo la colpa di essere venuta in Italia perchè nel paese d’origine non aveva possibilità o peggio doveva scontrarsi con fame, guerra e chissà cos’altro. Ah giusto, hanno anche la colpa di essere connazionali di altri personaggi, che sono realmente dei criminali, e che vengono in Italia perchè è il paradiso del furfante, data la velocità media dei nostri processi e il prestigio di cui gode la magistratura grazie al nostro Governo. Io sono una delle persone più discriminanti del mondo: io discrimino gli stupratori, gli assassini e i ladri. Non sento l’esigenza di discriminare in base alla razza o al paese di provenienza, ma in base ai reati.

Il Primo Marzo vedremo come persone diverse da noi certo, ma non per questo inferiori, rivendicano semplicemente i loro DIRITTI, perchè c’è poco da generalizzare, loro pagano tasse come noi, loro pagano il biglietto dell’autobus come noi, loro mangiano, resprirano, dormono, fanno l’amore come noi. Certo ci sono delle differenze: noi non facciamo (o perlomeno in misura minore) lavori che riteniamo umili, come pulizie dei treni, fare la badanti, etc.; noi non veniamo sfruttati nelle coltivazioni del Sud da uomini terribili, noi non viviamo in 10 in un bilocale (caratteristica sempre sprezzata degli extracomunitari, come se loro si divertissero a stare stipati e stretti in quelle condizioni). Noi non viviamo in un paese dove anche salire sull’autobus può attirare sguardi poco amichevoli, non siamo lontani dai nostri cari e costretti a fare lavori pesanti e pericolosi per vivere.

Il Primo Marzo servirà per capire che il modo di rappresentare queste persone da parti di molta gente altro non è che un’accozzaglia di idiozie preconfezionate del tipo

costruiscono moschee e parlano lingue mistiche e kabalitiche per farsi esplodere nelle piazze, per colonizzarci, per distruggere la nostra cultura e imporre il Corano. Entrano nel nostro tessuto sociale perchè da bravi terroristi, che non conoscono cos’è l’amore e la cultura, sono solo capaci di odio e di efferatezze, e allora si mettono al volante da ubriachi e stuprano, accoltellano e rubano, calunniano e sono sporchi, non lavorano e pretendono in base a un non precisato senso di uguaglianza rispetto a chi li ospita.

Il Primo Marzo servirà per ricordare a tutti che ragionamenti del genere sono solo stronzate.

"Beh dai, alla fine ci sta"

•febbraio 26, 2010 • Lascia un commento

Premetto che non voglio offendere nessuno. Che non voglio prendere in giro nessuno. Non voglio giudicare nessuno, perchè anche io faccio così, e se dovesse capitare una di queste cose,voglio dire, beh dai alla fine ci sta anche, no?

Scrivo questo post perchè è da qualche ora che penso a una caratteristica tipica dei giovani, di noi giovani. La società odierna da un pezzo si è scrollata di dosso il rigido dogmatismo aristotelico, la ormai vecchia e inusitata relazione tra causa e conseguenza che sembra legare come catene ogni elemento del reale, armando la Ragione padrona di tutto. “Meno male che è arrivato il Cristianesimo” si dirà allora; macchè anche lì San Tommaso D’Aquino ha detto: “Ehi raga, anche nella Fede c’è la Ragione”. Sì. Tommaso D’Aquino diceva spesso “ehi raga”. Più si è andati in là col tempo e più le affermazioni richiedevano motivazioni, le risposte seguivano le domande curandosi di non perdere nemmeno un argomentazione valida. Umanesimo, Rinascimento, Cartesio e Galileo, l’Illuminismo.. tutto deve essere SPIEGATO. Va bene anche la metafisica, la religione, la magia, l’alchimia, l’intangibile, ma ogni cosa detta andava giustificata. Ci pensa però il Romanticismo a cambiare tutto e ogni cosa può essere non-spiegata nell’ottica di un “sentire” del cuore, di un fare riferimento all’universo di sensazioni ed emozioni e tutto era giustificato, tutto aveva una risposta. Ancora questo walzer tra ragione e sentimento fino ai giorni nostri. Finalmente! Mentre il mondo adulto ritiene ancora giusto (?) spiegare qualcosa attraverso una perlomeno decente spiegazione, mentre gli uomini cercano di rispondere a se stessi e al loro modo di autorappresentarsi facendo riferimento a comportamenti comuni, alla psicanalisi, o persino alla follia che permea tutta la contemporaneità, ecco che i giovani trovano il giusto rimedio tra la spiegazione scientifica e l’ignoranza.Beh, dai alla fine ci sta”.

Esattamente così. 6 parole che risolvono qualsiasi dilemma, che non costringono a ripensare ai propri comportamenti*, a riproblematizzarli, ad ammetterli o a condannarli, ma allo stesso tempo non lascia all’asciutto chi domanda. Il giovane (e non voglio offendere nessuno, è una frase che ho sentito spesso tra i miei amici, che ho sentito ieri ad Annozero, che io in passato ho detto e probabilmente dirò ancora) passa così sopra il dovere di giustificare una propria azione, spesso se non consentita. Quello che voglio dire è che la maggior parte delle volte i giovani, di fronte all’evidenza di un loro comportamento sbagliato, sovversivo, stupido o semplicemente istintivo, GIUSTIFICANO SE STESSI, IL MODO E IL MONDO IN CUI VIVONO SEMPLICEMENTE ATTRAVERSO UN IMPRECISATO “STARCI”. Mancano i presupposti delle azioni dei giovani. Essi fanno le cose senza una motivazione, spinti più da un modo di essere che da una causa del fare. Si beve perchè “ci sta”, ci si droga sempre perchè “ci sta”, ci si sballa e si fa anche di peggio in virtù di questo modo in cui le cose “”stanno bene” nell’andare. Dubito che Baudelaire si drogasse perchè “ci stava drogarsi”. Non voglio fare qui  un discorso sulla suddivisione “drogati” e “artistimaledettichesidroganomasiccomesonoartistipossonofarlo”. Dico solo che un’idea di vita ingiustificata diventa una vita. Questo è il fondamento di ciò che non è fondato. Questo è per me parte del vuoto di molte azioni giovanili, del senso di precarietà che avvertiamo nel nostro fare. E, non sia mai che io venga seguito, se si cercasse di fondare un’adolescenza basata sul senso delle proprie azioni? Mi si dirà, “questa è la gioventù: ribellarsi a ciò che è conforme, a ciò che ha senso in un’ottica matura, a ciò che dovrebbe essere”. Già, va ben, ma allora non si sia ipocriti cercando di giustificare ciò che si fa fiero di essere ingiustificato, senza contare che ciò che ha senso non combacia sempre con lo status quo dalla quale vogliono sentirsi liberi i giovani. Si può trasgredire anche impugnando l’argomentazione.

* ovviamente sto parlando in particolar modo dei comportamenti più controversi, ma non vorrei che questa mia idea si applicata solo a questi. C’è una tendenza dei giovani a giustificare molte scelte che fanno in questo modo. Anche qui, ovviamente parlo dei “giovani” ma so bene che è un fenomeno più complesso e che non si appaga di una semplificazione così grande.

“Beh dai, alla fine ci sta”

•febbraio 26, 2010 • Lascia un commento

Premetto che non voglio offendere nessuno. Che non voglio prendere in giro nessuno. Non voglio giudicare nessuno, perchè anche io faccio così, e se dovesse capitare una di queste cose,voglio dire, beh dai alla fine ci sta anche, no?

Scrivo questo post perchè è da qualche ora che penso a una caratteristica tipica dei giovani, di noi giovani. La società odierna da un pezzo si è scrollata di dosso il rigido dogmatismo aristotelico, la ormai vecchia e inusitata relazione tra causa e conseguenza che sembra legare come catene ogni elemento del reale, armando la Ragione padrona di tutto. “Meno male che è arrivato il Cristianesimo” si dirà allora; macchè anche lì San Tommaso D’Aquino ha detto: “Ehi raga, anche nella Fede c’è la Ragione”. Sì. Tommaso D’Aquino diceva spesso “ehi raga”. Più si è andati in là col tempo e più le affermazioni richiedevano motivazioni, le risposte seguivano le domande curandosi di non perdere nemmeno un argomentazione valida. Umanesimo, Rinascimento, Cartesio e Galileo, l’Illuminismo.. tutto deve essere SPIEGATO. Va bene anche la metafisica, la religione, la magia, l’alchimia, l’intangibile, ma ogni cosa detta andava giustificata. Ci pensa però il Romanticismo a cambiare tutto e ogni cosa può essere non-spiegata nell’ottica di un “sentire” del cuore, di un fare riferimento all’universo di sensazioni ed emozioni e tutto era giustificato, tutto aveva una risposta. Ancora questo walzer tra ragione e sentimento fino ai giorni nostri. Finalmente! Mentre il mondo adulto ritiene ancora giusto (?) spiegare qualcosa attraverso una perlomeno decente spiegazione, mentre gli uomini cercano di rispondere a se stessi e al loro modo di autorappresentarsi facendo riferimento a comportamenti comuni, alla psicanalisi, o persino alla follia che permea tutta la contemporaneità, ecco che i giovani trovano il giusto rimedio tra la spiegazione scientifica e l’ignoranza.Beh, dai alla fine ci sta”.

Esattamente così. 6 parole che risolvono qualsiasi dilemma, che non costringono a ripensare ai propri comportamenti*, a riproblematizzarli, ad ammetterli o a condannarli, ma allo stesso tempo non lascia all’asciutto chi domanda. Il giovane (e non voglio offendere nessuno, è una frase che ho sentito spesso tra i miei amici, che ho sentito ieri ad Annozero, che io in passato ho detto e probabilmente dirò ancora) passa così sopra il dovere di giustificare una propria azione, spesso se non consentita. Quello che voglio dire è che la maggior parte delle volte i giovani, di fronte all’evidenza di un loro comportamento sbagliato, sovversivo, stupido o semplicemente istintivo, GIUSTIFICANO SE STESSI, IL MODO E IL MONDO IN CUI VIVONO SEMPLICEMENTE ATTRAVERSO UN IMPRECISATO “STARCI”. Mancano i presupposti delle azioni dei giovani. Essi fanno le cose senza una motivazione, spinti più da un modo di essere che da una causa del fare. Si beve perchè “ci sta”, ci si droga sempre perchè “ci sta”, ci si sballa e si fa anche di peggio in virtù di questo modo in cui le cose “”stanno bene” nell’andare. Dubito che Baudelaire si drogasse perchè “ci stava drogarsi”. Non voglio fare qui  un discorso sulla suddivisione “drogati” e “artistimaledettichesidroganomasiccomesonoartistipossonofarlo”. Dico solo che un’idea di vita ingiustificata diventa una vita. Questo è il fondamento di ciò che non è fondato. Questo è per me parte del vuoto di molte azioni giovanili, del senso di precarietà che avvertiamo nel nostro fare. E, non sia mai che io venga seguito, se si cercasse di fondare un’adolescenza basata sul senso delle proprie azioni? Mi si dirà, “questa è la gioventù: ribellarsi a ciò che è conforme, a ciò che ha senso in un’ottica matura, a ciò che dovrebbe essere”. Già, va ben, ma allora non si sia ipocriti cercando di giustificare ciò che si fa fiero di essere ingiustificato, senza contare che ciò che ha senso non combacia sempre con lo status quo dalla quale vogliono sentirsi liberi i giovani. Si può trasgredire anche impugnando l’argomentazione.

* ovviamente sto parlando in particolar modo dei comportamenti più controversi, ma non vorrei che questa mia idea si applicata solo a questi. C’è una tendenza dei giovani a giustificare molte scelte che fanno in questo modo. Anche qui, ovviamente parlo dei “giovani” ma so bene che è un fenomeno più complesso e che non si appaga di una semplificazione così grande.

Paperino nazista? – "Der Fuerher's face" (1943)

•febbraio 14, 2010 • Lascia un commento

Voglio proporvi oggi un filmato molto interessante sotto diversi aspetti e che è passato inosservato per molto tempo a causa degli spinosi contenuti politici al suo interno. Da amante della storia, della politica (dell’arte di amministrare la cosa pubblica, non certo di ciò che oggi intendiamo col termine politica) e dell’animazione tradizionale, sono rimasto molto affascinato da un cartone animato del 1943, che ha per protagonista Paperino, e che si intitola Der Fuehrer’s Face (1943). Questo è il filmato:

Ovviamente non voglio soffermarmi sul fare un’analisi del cartone, che comunque mi sembra dia spazio ad ampie riflessioni. Lo posto per ovvia curiosità storica, in quanto trovo da sempre interessante cercare di capire fenomeni storici rilevanti come il rapporto tra l’influenza del mondo Disney e la sua potenzialità nel trasmettere messaggi, in questo caso fortemente legati a una matrice politica. Ci tengo a precisare che non sto operando una critica nei confronti degli Stati Uniti, né voglio riferirmi come molti fanno alle simpatie di Walt Disney persona verso politiche europee totalitarie. Dall’altra parte non voglio nemmeno schierarmi a favore di una difesa ad oltranza degli Stati Uniti, dell’American way of life e delle “stelle e strisce” come fanno molti altri, VOGLIO SOLO PRESENTARE QUESTO VIDEO PER IL SUO INTERESSE STORICO. Ciò che voglio dire è che dentro moltissime cose che sembrano orbitare attorno alla spensieratezza e alla distrazione possono convivere messaggi complessi e che non vanno sottovalutati.

Ho le mie idee su questo video e sostanzialmente credo nella lettura di questo cartone come violenta critica parodistica nei confronti del nazismo prodotta in un anno di fuoco come il 1943, dove è naturale che  i toni politici aspri e le campagne di propaganda promulgassero la demonizzazione del nemico (e non di un nemico qualsiasi) e la santificazione di se stessi. La propaganda funziona così, è uguale in tutto il mondo.  Disney (che io adoro peraltro) può divenire strumento di propaganda, e spesso l’opinione pubblica dimentica questo potenziale, rischiando di non comprendere fino in fondo la complessità di un fenomeno mediatico così importante.

Per salutarvi vi propongo un altro cartone, con sempre protagonista Paperino, si intitola The spirit of the ’43, che ancora una volta testimonia come, a mio avviso dai più, venga sempre sottovalutato un universo comunicativo così potente, ed è spia di una generale mancanza di senso critico da parte di chi usufruisce di questi prodotti. Bisogna sempre esercitare il proprio giudizio critico su ciò che si vede, anche un cartone di Paperino.

Paperino nazista? – “Der Fuerher’s face” (1943)

•febbraio 14, 2010 • 1 commento

Voglio proporvi oggi un filmato molto interessante sotto diversi aspetti e che è passato inosservato per molto tempo a causa degli spinosi contenuti politici al suo interno. Da amante della storia, della politica (dell’arte di amministrare la cosa pubblica, non certo di ciò che oggi intendiamo col termine politica) e dell’animazione tradizionale, sono rimasto molto affascinato da un cartone animato del 1943, che ha per protagonista Paperino, e che si intitola Der Fuehrer’s Face (1943). Questo è il filmato:

Ovviamente non voglio soffermarmi sul fare un’analisi del cartone, che comunque mi sembra dia spazio ad ampie riflessioni. Lo posto per ovvia curiosità storica, in quanto trovo da sempre interessante cercare di capire fenomeni storici rilevanti come il rapporto tra l’influenza del mondo Disney e la sua potenzialità nel trasmettere messaggi, in questo caso fortemente legati a una matrice politica. Ci tengo a precisare che non sto operando una critica nei confronti degli Stati Uniti, né voglio riferirmi come molti fanno alle simpatie di Walt Disney persona verso politiche europee totalitarie. Dall’altra parte non voglio nemmeno schierarmi a favore di una difesa ad oltranza degli Stati Uniti, dell’American way of life e delle “stelle e strisce” come fanno molti altri, VOGLIO SOLO PRESENTARE QUESTO VIDEO PER IL SUO INTERESSE STORICO. Ciò che voglio dire è che dentro moltissime cose che sembrano orbitare attorno alla spensieratezza e alla distrazione possono convivere messaggi complessi e che non vanno sottovalutati.

Ho le mie idee su questo video e sostanzialmente credo nella lettura di questo cartone come violenta critica parodistica nei confronti del nazismo prodotta in un anno di fuoco come il 1943, dove è naturale che  i toni politici aspri e le campagne di propaganda promulgassero la demonizzazione del nemico (e non di un nemico qualsiasi) e la santificazione di se stessi. La propaganda funziona così, è uguale in tutto il mondo.  Disney (che io adoro peraltro) può divenire strumento di propaganda, e spesso l’opinione pubblica dimentica questo potenziale, rischiando di non comprendere fino in fondo la complessità di un fenomeno mediatico così importante.

Per salutarvi vi propongo un altro cartone, con sempre protagonista Paperino, si intitola The spirit of the ’43, che ancora una volta testimonia come, a mio avviso dai più, venga sempre sottovalutato un universo comunicativo così potente, ed è spia di una generale mancanza di senso critico da parte di chi usufruisce di questi prodotti. Bisogna sempre esercitare il proprio giudizio critico su ciò che si vede, anche un cartone di Paperino.

Il nuovo vero tg: TgLaika!

•gennaio 30, 2010 • Lascia un commento

Ecco a voi il nuovo rivoluzionario tg del momento: TgLaika! Non aggiungo altro, buona informazione!

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Milano sguardo distratto, bacio di ghiaccio..

•dicembre 29, 2009 • 4 commenti

Che Milano sia una città importante per l’Italia, è fuori di dubbio. Che sia la capitale economica, quella della moda, la città dove passano fiumi di danè, quella di discoteche e feste, nessuna sorpresa. Che feste e discoteche siano ricche di droga è ovvio, la cocaina è l’oppio dei ricchi e di ricchi Milano è piena. Non mi sorprende dunque se a drogarsi è un giovane yuppie modello Corso Como fresco rampante e voglioso di far carriera tra Piazza Affari e macchine extralusso. Ma cosa dire quando i kili di cocaina appesantiscono le giacche dell’Azienda Trasporti Milanesi (ATM)? Già, a quanto pare esistono diversi giri collegati anche a strani casi di omicidio e suicidio che convolgono non solo alcuni famosi spacciatori del Lorenteggio (è una zona del Sud-Ovest di Milano), ma anche numerosi tranvieri della rete di trasporto milanesi. “Quotidiane storie di droga” si potrebbe dire, archiviando la notizia a semplice e rivoltante curiosità, se non fosse che molti di questi tranvieri coinvolti guidano tram, autobus, metropolitane dove viaggiano migliaia di abitanti, e se non fosse anche che ultimamente l’ATM è stata protagonista di parecchi incidenti. Come dire: se ti trovi a Sballolandia non fai attenzione alla Renault a cui devi la precedenza. Qualcosa per cui andare fiero di abitare nel capoluogo della Lombardia, nel gran centro economico dell’Italia, nonchè patria di Inter e Milan, Armani e cotoletta.

Certo il narcoTRAFFICO allo zafferano è sicuramente rivoltante, soprattutto se ogni volta che uno timbra il biglietto si deve chiedere: “ma oggi il conducente sarà lucido?”, ma questo direi che è nulla in confronto alla ributtante promessa della sindaco Letizia Moratti. INTITOLARE, nel centro di Milano, UN PARCO A BETTINO CRAXI. Proprio così, per cui consiglio a tutti i milanesi di buon senso di scongiurare questa scempiaggine e di ricordarsi bene il nome del parco che verrà rinominato, in modo da continuare a chiamarlo così. La martirizzazione di Bettino Craxi è una delle offese intellettuali più grandi che la politica possa proporci. Io, da cittadino italiano, ESIGO che strade, vie, parchi, piazze e quant’altro, vengano dedicate a persone meritevoli, oneste e degne di lode, che hanno compiuto atti importanti per il nostro paese. Bettino Craxi ha compiuto solo nefandezze e non per il nostro paese, ma per gli interessi personali di pochi. Non è andato ad Hammamet per fare una vacanza turistica, ci è andato da latitante. Capisco che negli ultimi anni siamo abituati ad assurdità di ogni tipo, una sorta di mondo alla rovescia dove i buoi danno del cornuto agli asini, dove i panini mangiano le persone e la gravità ti trascina verso l’altro (soprattutto la zona portafoglio), ma se intitoliamo un parco di Milano a Bettino Craxi, cosa dovrò aspettarmi in futuro? Magari togliamo i monumenti ai caduti e sostituiamole con piccole statue di uomini col passamontagna e la mano dentro la borsetta di un’anziana che guarda altrove.

Milano sguardo distratto, ma molto distratto..